SULLE ALI DELL'ALBA

Como 1 novembre 2008.
Si è concluso nel tardo pomeriggio il meeting organizzato a Tavernerio (Co) dall’Associazione Aurora di Como e che aveva come slogan “Sulle ali dell’alba”, su uno spunto tratto dai salmi dell’Antico Testamento. L’incontro, infatti, è stato connotato da un percorso musicale che ha attraversato la mattinata (durante la quale è stato svolto un culto di lode) e ha avuto il suo culmine nel concerto pomeridiano.
Mentre le luci del teatro di Tavernerio si oscuravano lentamente, straordinarie immagini di colori e materia cosmica riempivano il megaschermo e rompevano il buio, la musica saliva tra il silenzio dei partecipanti, e proprio le parole dei Salmi introducevano i presenti alla riflessione.
Il motto scelto dagli organizzatori del convegno era “Trasformati in Cristo”, con i versetti di II Corinti 3:17-18.
Il filo conduttore della musica è stato diretto da un gruppo di artisti avventisti, gli Alleluja, che hanno guidato i canti dell’assemblea ed hanno segnato i momenti più importanti con brani speciali cantati dalla loro formazione vocale-strumentale.
Biagio Tinghino ha dato il benvenuto ai partecipanti, provenienti da diverse comunità del centro e nord Italia. Oltre ai credenti di Como, era presente una folta rappresentanza dalla chiesa riformista di Soci (Arezzo), e diversi membri delle comunità riformiste di Trieste, Milano, Casalgudi (Pistoia), nonché dalle chiese avventiste di Bergamo e di Sesto S.Giovanni.
Si sono poi, sotto la guida di Pino Migliore, formati dei gruppi di studio, che hanno sviscerato i pensieri più diversi sui versetti-tema. Il risultato del confronto è stato riportato in plenaria dagli otto conduttori.
Hanno fatto seguito quattro riflessioni condotte da rappresentanti delle comunità presenti. Monica Dinu, Gloria Mangiarotti, Paolo Benini e Biagio Tinghino hanno portato pensieri, approfondimenti, stimoli all’assemblea.
“Il cambiamento non avviene” – è stato detto – “con gli sforzi dell’uomo. La storia da Cristo ai nostri tempi ha mostrato tanti tentativi di raggiungere questo ideale attraverso azioni, progetti, opere degli uomini. Spesso ciò ha condotto solo ai drammatici effetti di una sorta di intossicazione religiosa. Il testo di Paolo ci riporta ad un concetto più profondo. La trasformazione (metànoia) avviene contemplando Cristo e porta alla libertà. Trasformazione e libertà sono due parole chiave strettamente correlate. Non ci può essere un cambiamento che non produce libertà e non ci può essere libertà autentica senza conversione. La contemplazione di cui parla Paolo, però, non è un atto mistico, passivo. In questo termine rientra la volontà dell’uomo di spostare lo sguardo da se stesso, allontanarsi dall’idea di essere il centro ed entrare in relazione con l’altro, il prossimo, Dio. Questa contemplazione significa anche guardare oltre, qualcuno che non sia sempre l’io (spesso mimetizzato dal “noi”), ma finalmente il “tu” del fratello e soprattutto di Cristo. E’ questa la contemplazione-relazione che salva, trasforma, santifica.”
Più delle parole dei relatori spesso, però, ha lasciato una traccia la musica, come il canto dell’artista brasiliana Cybelle, che ha colpito e commosso tutta l’assemblea.
Nell’intervallo si è tenuta un’agape fraterna, che ha permesso di apprezzare il buffet preparato dai volontari dell’Associazione Aurora e di fraternizzare attraverso l’incontro tra culture, zone geografiche e storie personali spesso molto diverse tra loro.
L’evento musicale del pomeriggio, condotto con simpatia e spirito da Nino Lo Presti, è stato molto denso. Ha visto la partecipazione dell’orchestra di mandolini e del coro di Soci, e poi l’esibizione di artisti provenienti da tutto il nord Italia. Di spicco la presenza di Gemma (che ha portato tre brani gospel con originale accompagnamento di contrabbasso, su splendide scenografie fotografiche), di Cybelle, del gruppo di Walter Fehr e soprattutto degli Alleluya.
Quando le luci si sono riaccese nel teatro sarebbe stato difficile trovare un posto vuoto e la prima cosa che ci siamo detti – salutando i presenti – è stata: “Ci rivediamo il prossimo anno?”.
Dopo un’ora era finito tutto. Si era conclusa una giornata cominciata per molti prima dell’alba e ricominciava il lavoro paziente e faticoso degli organizzatori. Ma qualcuno cantava ancora, con le mani che reggevano cavi e casse acustiche, il sorriso e lo sguardo di chi è contento: davanti a un furgone con gli strumenti stavano ancora cantando in gruppo! L’evento di Tavernerio si può raccontare in modi molto diversi. Ma forse questa sola immagine basta a dare il senso. Dite a chi vi chiederà che questo è stato lo spirito che era presente tra noi.
BT
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