Voltaire-E.G. White: il metro del Giudizio
di Michele Turrisi
Qual mai somiglianza si può cogliere tra la più autorevole scrittrice avventista (un suo “ritratto” si può leggerlo qui: http://nuke.avventismo.org/Chisiamo/EllenGWhitechieracostei/tabid/167/Default.aspx) e il grande illuminista francese? Non si scandalizzi il lettore per l’ardito accostamento: si tratta senz’altro di due autori portatori di visioni del mondo e concezioni religiose assolutamente diverse, praticamente incompatibili. Ma vedremo come essi siano invece incredibilmente vicini rispetto al criterio in base al quale – secondo il Vangelo – ogni essere umano sarà giudicato quando comparirà davanti al Tribunale Divino alla fine dei tempi.
Nel gran giorno del Giudizio gli uomini di tutti i tempi saranno divisi in due classi (i benedetti e i maledetti) e il loro destino eterno sarà deciso non sulla base di ciò che avranno creduto ma unicamente sulla base di ciò che avranno fatto di bene all’umanità, secondo la regola d’oro “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Matteo 7,12).
Nel suo La speranza dell’uomo (un best seller, di sicuro tra i suoi scritti migliori; per molti – compreso chi scrive –, il suo capolavoro), Ellen G. White si sofferma sulla scena del giudizio universale, descritta profeticamente dallo stesso Gesù e rivelata solo da Matteo, scrivendo pagine di profonda e appassionante meditazione. Riporto qui di seguito le riflessioni che mi hanno colpito particolarmente e che risultano illuminanti ai fini del nostro discorso. (Si raccomanda di rileggere prima il passo evangelico in questione: Matteo, cap. 25, vv.31-46 - http://www.laparola.net/).
“Or quando il Figliuol dell’uomo sarà venuto nella sua gloria, avendo seco tutti gli angeli, allora sederà sul trono della sua gloria. E tutte le genti saranno radunate dinanzi a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri”. Così Gesù, sul monte degli Ulivi, rappresentò ai suoi discepoli la scena del gran giorno del giudizio, mettendo in risalto il criterio in base al quale gli uomini saranno giudicati. Quando tutte le genti saranno riunite davanti a lui, divise in due classi, il loro destino sarà stabilito sulla base di quello che avranno fatto o trascurato di fare per lui nella persona del povero e del sofferente.
In quel giorno Gesù non presenterà la grande opera che Egli ha compiuta per gli uomini quando ha offerto la sua vita per la loro redenzione, ma presenterà l’opera che essi hanno compiuta per lui. (...)
Coloro che Gesù loderà nel giorno del giudizio, forse non sanno molto di teologia, ma hanno amato i sui principi. Mediante l’influsso dello Spirito Santo sono stati una benedizione per il loro prossimo. Persino tra i pagani si trovano delle persone che coltivano uno spirito di benevolenza e che aiutano i figli di Dio, a volte a rischio della loro stessa vita, prima ancora di avere ascoltato la Parola di Dio. Vi sono dei pagani che nella loro ignoranza adorano Dio sebbene degli strumenti umani non abbiano mai arrecato loro la luce; eppure non periranno. Se non conoscono la legge scritta di Dio, hanno udito la sua voce nella natura e l’hanno seguita. La loro condotta attesta che lo Spirito Santo ha toccato i loro cuori e testimonia che sono figliuoli di Dio.
Quale lieta sorpresa proveranno i più umili tra le nazioni e tra i pagani, quando udranno dalle labbra del Salvatore queste parole: “In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me!”. Quanto sarà felice anche il Signore quando i suoi seguaci ascolteranno sorpresi e lieti le sue parole di lode!
L’amore di Cristo non esclude nessuno. Gesù si identifica con ogni uomo. Egli si è fatto membro della famiglia terrena affinché noi potessimo diventare membri di quella celeste. Egli, come Figlio dell’uomo, è fratello di ogni figlio e di ogni figlia di Adamo. I suoi seguaci non devono staccarsi dal mondo che perisce intorno a loro. Essi fanno parte della grande stirpe umana, e il cielo li considera fratelli tanto dei peccatori quanto dei santi. L’amore di Cristo abbraccia i decaduti, gli erranti, i peccatori, e ogni atto compiuto per sollevare un’anima caduta, ogni atto di misericordia, è considerato come se fosse fatto a lui.
(...) Nessuno viene trascurato o messo da parte. Dio non ha riguardo alla qualità delle persone, e ha un’uguale cura per tutte le anime che ha creato.
Quando aprite la porta a coloro che soffrono e che sono in difficoltà, voi accogliete degli angeli invisibili e ospitate degli esseri celesti. Essi arrecano una sacra atmosfera di gioia e di pace e innalzano canti di gioia, la cui eco giunge sino al cielo. Ogni atto di misericordia si tramuta in una dolce melodia celeste. Il Padre, dall’alto del suo trono, considera gli operai disinteressati come i suoi tesori più preziosi.
Coloro che saranno messi alla sinistra di Cristo, per averlo trascurato nella persona del povero e del bisognoso, non sono consapevoli della loro colpa. Accecati da Satana, non si sono resi conto del loro dovere verso i fratelli, e si sono occupati solo di sé, senza badare alle necessità altrui.
(...) Molti pensano che sia un gran privilegio visitare i luoghi della vita terrena di Gesù, camminare dove Egli ha camminato, contemplare il lago che Egli ha amato e sulle cui rive ha insegnato, e le colline e le valli sulle quali i suoi occhi si sono spesso soffermati. Ma non abbiamo bisogno di andare a Nazaret o a Capernaum o a Betania per poter camminare sulle orme di Gesù. Possiamo trovare le sue orme accanto ai letti degli ammalati, nei tuguri dei poveri, nelle strade affollate delle grandi città, ovunque vi siano dei cuori bisognosi di consolazione. Facendo ciò che Gesù ha fatto sulla terra, possiamo calcare le sue orme.
(...) Milioni e milioni di uomini sul punto di perire, avvinti nelle catene dell’ignoranza e del peccato, non hanno mai udito parlare dell’amore di Cristo. Che cosa vorremmo che ci fosse fatto se ci trovassimo al loro posto? La stessa cosa, nella misura in cui possiamo, dobbiamo farla per loro. La regola di Cristo, in base alla quale ognuno sarà approvato o condannato, è questa: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro” (Matteo 7:12).
Il Signore ha deposto la sua vita preziosa per stabilire una chiesa che si prendesse cura degli afflitti e dei provati.
(...) L’amore per l’uomo è la concreta manifestazione dell’amore per Dio.
Il Re della gloria è sceso tra noi per infonderci questo amore, perché fossimo membri di una sola famiglia. Quando noi ci conformiamo alla sua ultima raccomandazione “... che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Giovanni 15:12), quando noi amiamo il mondo come egli lo ha amato, allora la sua missione, nei nostri confronti, è adempiuta. Noi siamo pronti per il cielo perché abbiamo il cielo nel nostro cuore.
(...) Nel gran giorno del giudizio, coloro che non avranno vissuto per Cristo e che si sono tirati indietro pensando a se stessi, saranno messi dal Giudice di tutta la terra insieme con quelli che hanno operato male e riceveranno la stessa punizione.
(da Ellen G. White, La speranza dell’uomo, Edizioni AdV, Impruneta [Firenze] 1978, pp. 457-460)
Il Giudizio secondo Voltaire. Amsterdam 1765: l’editore Varberg appronta una nuova edizione del Dictionnaire philosophique portatif che presenta nuovi articoli. Tra questi, uno basato su di una tanto provocatoria quanto avvincente visione intitolato “Dogmi”, dove Voltaire svolge – con la sua tipica graffiante ironia – incisive considerazioni a proposito del metro del Giudizio. Nel brano che segue il principe dell’illuminismo manifesta tutta la sua (senz’altro giustificata) idiosincrasia verso ogni dogmatismo e fanatismo religioso, picconando indifferentemente cattolici, protestanti e sacerdoti di tutte le specie. La vera religione? Fatti, non parole! E fatti di pace, tolleranza, solidarietà.
Il 18 febbraio dell’anno 1763 dell’era volgare ... fui trasportato in cielo, come sanno tutti i miei amici. ... Confesso candidamente di non sapere come avvenne il mio viaggio.
Si può ben credere che fui sbalordito; ma ciò cui non si crederà è che vidi giudicare tutti i morti. E chi erano i giudici? Erano, non vi dispiaccia, tutti coloro che hanno fatto del bene agli uomini ... tutti i grandi uomini che, avendo insegnato e praticato le virtù che Dio esige, sembravano i soli ad avere il diritto di pronunciare le sue sentenze.
Non dirò su quali troni erano seduti, né quanti milioni di creature celesti erano prosternate dinanzi al creatore di tutti i globi... Renderò conto qui solo di alcuni piccoli dettagli assai interessanti che mi colpirono.
Notai che ogni morto che perorava la sua causa, e che ostentava i suoi buoni sentimenti, aveva accanto a sé tutti i testimoni delle sue azioni. Per esempio, quando il cardinale di Lorena si vantò d’aver fatto adottare alcune delle sue opinioni dal concilio di Trento e, a ricompensa della sua ortodossia, domandava la vita eterna, subito comparvero attorno a lui venti cortigiane o dame di corte, che recavano tutte sulla fronte il numero dei loro appuntamenti con il cardinale. Si vedevano quelli che avevano gettato con lui le basi della Lega; tutti i complici dei suoi perversi progetti venivano a circondarlo.
Di fronte al cardinale di Lorena era Calvino, che si vantava nel suo rozzo dialetto di aver preso a calci l’idolo papale, dopo che altri l’avevano abbattuto. “Ho scritto contro la pittura e la scultura”, diceva; “ho reso evidente che le opere buone non servono proprio a niente, e ho provato che è diabolico danzare il minuetto: cacciate subito di qui il cardinale di Lorena, e mettete me al fianco di san Paolo”.
Mentre parlava, apparve accanto a lui un rogo fiammeggiante; uno spettro spaventoso, che portava al collo una gorgiera spagnola mezza bruciata, usciva dal cuore delle fiamme con orribili grida: “Mostro”, esclamava, “mostro esecrabile, trema! riconosci quel Serveto (1) che hai fatto perire col più atroce dei supplizi, perché aveva disputato contro di te sul modo in cui tre persone possono fare una sola sostanza”. Allora tutti i giudici ordinarono che il cardinale di Lorena fosse precipitato nell’abisso, ma che a Calvino toccasse una punizione ancor più rigida.
(...) Il gesuita Le Tellier (2) comparve fieramente, con la bolla “Unigenitus” in mano. Ma attorno a lui spuntarono all’improvviso un mucchio di duemila mandati d’arresto. Un giansenista vi appiccò il fuoco: Le Tellier fu arso fino alle ossa; e il giansenista, che non aveva complottato meno del gesuita, ebbe la sua parte di scottatura.
Vedevo arrivare a destra e a sinistra truppe di fachiri, di talapoini, di bonzi, di monaci bianchi, neri e grigi, i quali avevano tutti immaginato che per fare la corte all’Essere supremo fosse necessario cantare, o frustarsi, o camminare tutti nudi. Udii una voce terribile che domandò loro: “Che bene avete fatto voi agli uomini?”. A quella voce seguì un cupo silenzio; nessuno osò rispondere, e furono tutti condotti alle Petites Maisons (3) dell’universo: è uno dei più grandi edifici che si possa immaginare.
Uno gridava: “Bisogna credere alle metamorfosi di Xaca”; un altro: “No, a quelle di Sammonocodom”. “Bacco fermò il sole e la luna”, diceva questo. “Gli dèi risuscitarono Pelope”, diceva quello. “Ecco la bolla In coena Domini”, diceva un nuovo venuto; e l’usciere dei giudici urlava: “Alle Petites-Maisons, alle Petites-Maisons!”.
Quando si pose termine a tutti questi processi, udii allora promulgare questa sentenza: “IN NOME DELL’ETERNO CREATORE, CONSERVATORE, REMUNERATORE, VENDICATORE, PERDONATORE, ecc., sia noto a tutti gli abitanti dei centomila milioni di miliardi di mondi che ci siamo compiaciuti di formare, che non giudicheremo mai nessuno dei detti abitanti sulla base delle sue vacillanti idee, bensì unicamente sulla base delle sue azioni; poiché questa è la nostra giustizia”.
Confesso che per la prima volta sentii un tale editto: tutti quelli che avevo letto sul granello di sabbia in cui sono nato finivano con queste parole: “Poiché questo è il nostro piacere (4)”.
(da Voltaire, Dizionario filosofico, trad. it. Newton Compton, Roma 1991, voce “Dogmi”, pp. 125-127)
E allora? Beh!... il messaggio è chiaro: ciascuno porterà le conseguenze di quel che fa. “Non fatevi illusioni: con Dio non si scherza! Ognuno di noi raccoglie quel che ha seminato. Chi vive nell’egoismo, raccoglie morte. Chi vive nello Spirito di Dio, raccoglie vita eterna. Non stanchiamoci di fare il bene perché, a suo tempo, avremo un buon raccolto” (Galati 6,7-9).
Del resto, secondo la Bibbia, “questa è la religione che Dio Padre considera pura e genuina: prendersi cura degli orfani e delle vedove che sono nella sofferenza, e non lasciarsi sporcare dal mondo” (Giacomo 1,27). Ma cos’è che rende immondo il mondo? Or le cose che “sporcano” il mondo e caratterizzano i discepoli del male sono manifeste, e sono: odio, violenza, iniquità, pregiudizi, intolleranza e tutte le cosiddette “opere della carne”, cioè i risultati dell’egoismo umano nominati in Galati 5,19-21. Chi conduce una vita egoista, nel giorno del Giudizio si ritroverà alla “sinistra” (metaforicamente il posto degli empi, sui quali piomba la condanna) del Giudice supremo. Lo spirito del bene invece produce: “amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé” (Galati 5,22-23). Chi coltiva tali cose si ritroverà alla “destra” del Re di gloria, tra i giusti e “benedetti”.
I discepoli di Cristo sono chiamati a essere “il sale del mondo”, cioè a preservare il mondo (così interpreta la White in un altro suo splendido libro: La vita migliore [disponibile presso le http://www.edizioniadv.it/]). I cristiani devono essere anche “la luce del mondo”, affinché l’umanità, vedendo il bene che essi fanno, ringrazi il Padre loro che è nei cieli (cfr. Matteo 5,13-16).
Ciascuno rifletta sul suo modo di vivere, tenga testa al proprio egoismo e scelga di lasciarsi guidare dallo spirito del bene. La Bibbia dice ancora: “Aiutatevi a portare i pesi gli uni degli altri, e così ubbidirete alla legge di Cristo” (Galati 6,2). (Anche per Voltaire in fondo “il Cristianesimo non insegna che la semplicità, l’umanità, la carità; pretendere di tradurlo in metafisica significa farne una fonte d’errori” [Lettere filosofiche]). Verrà mai il giorno in cui tutti i cristiani vedranno come priorità assoluta l’osservanza di questa salutare legge almeno (ma sarebbe tantissimo!) tra di loro? Quando quel giorno arriverà, credo che – come auspica il Vangelo – finalmente gli uomini glorificheranno il Dio dei cristiani.
NOTE
(1) Michele Serveto (1511-1553), medico e riformatore religioso spagnolo. Antitrinitario (De trinitatis erroribus, 1531), fu perseguitato da cattolici e protestanti e, accusato di eresia da Calvino, fu arso sul rogo a Ginevra. Come medico, si deve a lui la scoperta della circolazione polmonare del sangue.
(2) Michel Le Tellier (1643-1718), gesuita e confessore di Luigi XIV, uno dei maggiori responsabili della persecuzione dei giansenisti.
(3) Così un tempo si chiamava il manicomio di Parigi.
(4) “Car tel est notre plaisir” era in Francia la formula conclusiva dei regi decreti.