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Siamo (quasi) tutti evoluzionisti

Siamo (quasi) tutti evoluzionisti

 

Piccolo dossier sulla controversia evoluzione-creazione di recente rilanciata dal fenomeno dell’Intelligent Design

 

a cura di Michele Turrisi

 

 

EVOLUZIONISMO: Charles Darwin è il padre dell’evoluzionismo. Nel suo libro del 1859 “L’origine delle specie” spiegò il concetto della selezione naturale e la teoria dell’evoluzione. Gli evoluzionisti sostengono che le strutture biologiche non sono state create in un’unica fase ma si sono costituite prendendo in prestito strutture preesistenti che si sono adattate poi per nuovi scopi.

CREAZIONISMO: il termine venne coniato nel 1868, in antitesi all’evoluzionismo, ma le idee che esprimeva erano note da tempo e avevano un vasto seguito. Basandosi su una interpretazione letterale della Bibbia si sostiene la tesi che Dio, in sei giorni, creò la vita nella sua forma attuale e definitiva nel momento della Genesi, migliaia di anni fa.

DISEGNO INTELLIGENTE: termine coniato nel libro del 1903 “Humanism” di Scott Schiller: l’evoluzione guidata da un “disegno intelligente”. Il termine torna nell’88, in una conferenza sul Dna negli Usa.

Nel 1990 nasce il Discovery Institute sulla teoria del disegno intelligente, guidato dagli scienziati Chapman e Meyer. Vi aderiscono circa 40 studiosi. Ha prodotto circa 50 libri e dvd.

Nel 1987 la Corte Suprema negli Usa ha abolito una legge che proibiva l’insegnamento dell’evoluzionismo se non insieme al creazionismo. Bush vuole entrambe le teorie nella didattica.

 

LA CHIESA DIFENDE L’EVOLUZIONISMO: “DARWIN NON NEGA LA CREAZIONE”

Il presidente del pontificio Consiglio per la cultura è contro le teorie Usa a favore del disegno intelligente: “Sbagliano i neo-fondamentalisti”

 

CITTÀ DEL VATICANO – Vade retro creazionista! Nel dibattito che sta spaccando scuole e università statunitensi sotto la spinta dei gruppi evangelici fondamentalisti, desiderosi di imporre il creazionismo come "ipotesi alternativa" da insegnare obbligatoriamente negli istituti pubblici, la Chiesa cattolica prende le difese di Darwin.

"I fondamentalisti vogliono prendere alla lettera le parole della Bibbia", che non hanno "finalità scientifica", dichiara il cardinale Paul Poupard. Il porporato, che è presidente del pontificio Consiglio per la cultura, precisa che bisogna rendersi conto che scienza e teologia agiscono in campi diversi.

L'intervento del cardinale, pronunciato in occasione del primo congresso organizzato in Vaticano sul tema dell'Infinito con la partecipazione di scienziati internazionali, marca la posizione del Vaticano, che da anni ha accettato le teorie dell'evoluzionismo. Con la sola premessa che la spiegazione scientifica dei "passaggi" attraverso cui è avvenuta l'evoluzione dell'universo e il cammino per tappe, che ha portato all'uomo, non debba a sua volta tramutarsi in una specie di religione positivista con l'obbligo di credere nella nascita della materia dal nulla. Dio, insomma, resta creatore dell'universo, perché ha dato origine al tutto, ma non agisce come un meccanico che interviene a mettere un bullone qua e là. E nemmeno come l'orologiaio che pianifica a tavolino il prodotto, secondo un'immagine dei neofondamentalisti americani che propagandano il cosiddetto "disegno intelligente".

Alla Chiesa cattolica in questo momento interessa soprattutto contrastare la deriva fondamentalista, orientata a presentare in modo martellante una lettura ideologica e letterale della Bibbia.

"Quando la Genesi nel primo capitolo ci parla dell'origine del mondo – spiega Poupard – quello che interessa è la lezione che ci viene da questi testi. E cioè, che l'universo non si è fatto da solo e ha un creatore. Ma sulla modalità della creazione la discussione è aperta da secoli e continuerà tuttora". Per i credenti, ha continuato Poupard, è importante capire come la scienza vede le cose. Citando il pensatore cristiano Pascal, il porporato ha sottolineato che "scienza e teologia agiscono in campi diversi, ciascuno nel proprio".

Monsignor Gianfranco Basti, direttore del Progetto Stoq promosso dal pontificio Consiglio per la Cultura (il progetto riunisce scienziati e teologi sul tema ontologico), è ancora più netto. La posizione dei creazionisti è "falsa", afferma convinto. "Dire che il principio di evoluzione è contro il principio di creazione non sta né in cielo né in terra". Il prelato ricorda le parole di Giovanni Paolo II, quando affermò che "il principio dell'evoluzione è più che un'ipotesi", per rilevare che ormai si tratta di una "teoria scientifica abbastanza consolidata". La conclusione è senza ombre: "Il principio di evoluzione e il principio di creazione possono convivere, essendo su due piani completamente diversi".

Sulla stessa linea anche il biblista Gianfranco Ravasi, che sabato parteciperà a Firenze all'incontro dell'Istituto Stensen su evoluzionismo e anti-evoluzionismo. Per Ravasi "è ovvio che l'evoluzione esiste, non si possono ignorare i risultati della scienza". Gli scienziati, tuttavia, devono evitare che le loro scoperte diventino "sistema ideologico".

Notevole clamore aveva suscitato nel luglio scorso un articolo del cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, che pareva svalutare totalmente le teorie di Darwin dichiarandole incompatibili con la fede. Nell'articolo, apparso sul New York Times, Schoenborn aveva definito "vaghe e non importanti" le dichiarazioni di Giovanni Paolo II sull'evoluzionismo. Un gruppo di scienziati statunitensi aveva scritto allora a Benedetto XVI, chiedendo di riconfermare la posizione di papa Wojtyla.

 

 

L’INTERVISTA

"MA NON C’È INCOMPATIBILITÀ, ALL’ORIGINE DEL MONDO C’È DIO"

ROMA – Padre Giuseppe De Rosa, esperto scientifico della rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” è serenamente convinto che non c’è e non ci possa essere alcun contrasto fra la teoria evoluzionista e la fede cristiana.


Padre De Rosa, negli Usa è in corso una lotta feroce tra creazionisti ed evoluzionisti. Da che parte sta la Chiesa?

«Si può dire tranquillamente che c’è Creazione anche se avviene in forma evolutiva».

 

Qual è allora il punto di vista della fede?

«Sapere che all’origine del mondo c’è un intervento di Dio e dunque l’universo non è frutto del caso».

 

Il primo a sdoganare le teorie di Darwin è stato Pio XII, che nel 1952 dichiarò nell’enciclica Humani Generis che l’evoluzionismo può essere considerato una "ipotesi seria". Poi è venuto Giovanni Paolo II con un messaggio all’Accademia pontificia nel 1996.

«Un intervento importante. Giovanni Paolo II ha detto che in base alle nuove conoscenze l’evoluzionismo è più che un’ipotesi! Insomma è una teoria con un saldo fondamento scientifico. In altre parole, l’evoluzionismo può essere preso come una teoria e non solo come un’ipotesi».


Che cosa non vi convince nella posizione dei creazionisti, che negli Usa si contrappongono in maniera molto aggressiva al darwinismo?

«I creazionisti non interpretano la Bibbia come va interpretata».


E cosa fanno?

«È tipico del fondamentalismo sostenere che le cose e gli eventi descritti nella Bibbia sono avvenuti letteralmente come sta scritto. E questo è contrario a ciò che insegna la Chiesa cattolica».

E tuttavia c’è stato un tempo in cui anche Darwin e le sue teorie venivano considerati negli ambienti ecclesiastici come qualcosa di diabolico.

«Bè, c’è stata una stagione in cui anche la Chiesa in campo esegetico aveva un metodo vicino a quello del fondamentalismo».


Oggi, invece, in che modo si potrebbe definire il rapporto tra la Chiesa e la scienza?

«La Chiesa accetta che la scienza faccia il suo cammino a patto che non pretenda di fare teologia o filosofia. Significa solo che compito dello scienziato è di fare lo scienziato. Non sta a lui mostrare che Dio esiste o non esiste in base alla scienza».


Ognuno, insomma, ha il suo campo d’azione?

«Lo scienziato di per sé non è né un "credente" né un "non credente"».

 

(articolo e intervista di Marco Politi apparso su la Repubblica del 4 novembre 2005)

 

 

Lo stesso Marco Politi, sempre su Repubblica (6 novembre 2005), intervista anche il cardinale Schoenborn il quale riconferma parola per parola le sue precedenti opinioni con un accentuato sostegno alla teoria del Disegno Intelligente.

 

C’È UN DISEGNO NELL’UNIVERSO

«Negare un piano, un "design" nell’universo sarebbe un’abdicazione dell’intelletto». Il cardinale teologo Christoph Schoenborn di Vienna interviene nel dibattito esploso tra creazionisti ed evoluzionisti. È talmente convinto dell’importanza del tema che a partire da ottobre vi sta dedicando una predica al mese nel duomo di Vienna.

 

Cardinale Schoenborn, il discorso su Darwin è così cruciale?

«È decisivo, perché dal problema della creazione dipendono tante altre questioni, anche nel campo della convivenza umana. È l’uomo un prodotto del Caso o è voluto? È il mondo un prodotto del Caso oppure dietro all’affascinante nascere e divenire dell’evoluzione di questo mondo c’è un senso, un piano? Oppure, come ha detto il biologo e premio Nobel Jacques Monod, noi siamo semplicemente zingari solitari al bordo dell’universo?».


Lei afferma che l´evoluzione è compatibile con la fede cristiana, ma parla di limiti.

«I progressi della scienza sono un capitolo tra i più affascinanti nella storia del nostro tempo. I suoi enormi successi sono stati raggiunti, peraltro, attraverso una delimitazione metodica. Ci si è limitati strettamente e del tutto consapevolmente a ricercare soltanto ciò che poteva essere misurato e contato. Ma ogni delimitazione comporta anche dei confini e dunque sono "rimaste fuori" tutte le questioni che riguardano il perché dell’esistenza, da dove veniamo, dove andiamo».


Quindi?
«Se gli scienziati affermassero che quanto hanno scoperto esaurisce tutta la realtà, si avrebbe un superamento dei limiti. E allora si deve replicare, non tanto per motivi di fede ma per motivi di ragione: "Questo è troppo poco". L´intelligenza umana va oltre il misurabile e l´enumerabile. Arriva anche alle grandi questioni metafisiche, alla domanda di senso».


Qual è la sua conclusione?

«La ragione è in grado di riconoscere nell’universo un ordine, un senso, una connessione o, come ho scritto sul New York Times, un Design».


In fondo anche Darwin riconosceva Dio.

«Darwin nella seconda edizione del suo libro "L´origine delle specie", un capolavoro che appartiene ai grandi testi della letteratura mondiale, aggiunge una frase finale in cui definisce "sublime" il fatto che il Creatore abbia "inspirato il germoglio di ogni vita" a pochissime forme o solo un’unica forma, da cui si è sviluppata la molteplicità attraverso il processo dell’evoluzione. Questa visione del Creatore noi la chiamiamo deismo dal punto di vista teologico e filosofico. Cioè, si riconosce un posto al Creatore, ma solo all’origine. Poi, per così dire, lui lascerebbe correre la sua creazione nella piena autonomia delle proprie regole, senza intervenire».


E la posizione del cardinale Schoenborn?

«La fede nella creazione, dice Tommaso d’Aquino, significa anche credere sempre che il Creatore abbia non solo creato, ma sostenga, mantenga e guidi la creazione al suo traguardo. Chi afferma che Dio non guida l’universo, nega anche che vi sia un Creatore».


Il Creatore interviene in ogni passaggio?

«Credo che Darwin avesse già difficoltà nello spiegare certi passaggi nell’evoluzione, specie quelli dalle forme inferiori a quelle superiori, nei vari gradini dello sviluppo fino alla comparsa dell’uomo. L’idea deista era che Dio crea qualcosa all’inizio e poi ripara occasionalmente degli elementi con singoli interventi. Nella visione di Darwin il ricorso a questi interventi viene reso superfluo attraverso il meccanismo dell’evoluzione e ciò rappresentava uno degli obiettivi della sua teoria».


Per i creazionisti Dio è una sorta di orologiaio, che fa le messe a punto.

«No, certamente. Però c’è un aspetto fondamentale da sottolineare: il Creatore non è esterno alla sua creazione, non interviene come un meccanico che aggiusta l’auto o un orologiaio che ripara l’orologio e nemmeno come un medico che aggiusta un organo del corpo. Il Creatore, come dice sant’Agostino, è Superior summo meo, Interior intimo meo. Cioè, è il grande Trascendente e il tutto Immanente. Tutto ciò che è, può esistere solo perché viene sostenuto dall’Essere assoluto».

 

Chi lo può provare?

«Questo "venir sostenuto" non può essere verificato dai metodi delle scienze naturali ed è anche un errore dei fondamentalisti, dal canto loro, pensare di poter verificare scientificamente singoli interventi divini. Dal punto di vista della fede dobbiamo dire, tuttavia, che tutto ciò che esiste ed è in movimento e ha causa ed effetto presuppone una Causa Trascendente, che mantiene l’universo e lo conduce al traguardo».

 

 

Non è un’idea molto vicina al Disegno Intelligente dei creazionisti americani?

«Le scuole di pensiero sono varie, non voglio entrare nelle dispute. Io chiamo Design ciò che ogni uomo può riconoscere alla luce della ragione. I metodi scientifici, nei loro limiti angusti, non possono verificare necessariamente questo Design, ma lo scienziato è anche un uomo dotato di ragione, capace di guardare al di là dei confini della sua scienza. Negare nell’insieme un Design sarebbe un’abdicazione dell’intelletto. Quando guardiamo alle incredibili sfumature e agli accordi sottilissimi, che regolano il cosmo, la ragione ci dice: "Qui è all’opera una Razionalità". In questo senso la mia posizione non si richiama alla fede, ma alla ragione. La Chiesa qui difende la ragione. Perché, come afferma Paolo nella lettera ai Romani [Rm 1,19-20 ndr.], con la luce della ragione umana possiamo riconoscere l’esistenza di una Ragione, che sta dietro a tutte le realtà».

 

(tratto da Didaweb.net – fuoriregistro)

 

 

IL DIBATTITO SULL’EVOLUZIONISMO

La teoria dell'evoluzione delle specie è diventata nel tempo una teoria cardine delle scienze naturali come la teoria della relatività per la fisica. Ciò significa che, nonostante alcuni aspetti ancora da chiarire, il paradigma scientifico delle attuali conoscenze biologiche è sostanzialmente quello darwiniano.

In questi ultimi anni sta emergendo una contestazione alla teoria evoluzionista sostanzialmente estranea all'ambito scientifico e basata sulla confusione di due piani incommensurabili tra loro: quello scientifico e quello delle convinzioni religiose.
Per fare il punto sull'attuale dibattito sull'evoluzionismo, proponiamo alcuni articoli sulla biologia evoluzionistica e sul confronto tra evoluzionismo e creazionismo...
(segue su http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_scienze_sperimentali/index.htm dove si possono leggere contributi assai chiari).

 

 

PIKAIA

Il primo portale italiano (nato nel 2005) interamente dedicato all’evoluzionismo.

Pikaia è un progetto scientifico interdisciplinare e internazionale per la diffusione e l’aggiornamento del pensiero evoluzionistico in tutte le sue componenti, sperimentali, filosofiche, storiche e didattiche. Ispirato a un pluralismo di contenuti e di metodi capace di accogliere e di mettere a confronto le posizioni più diverse che animano il dibattito attorno alla teoria dell’evoluzione, purché seriamente motivate sul piano scientifico, Pikaia è un sito divulgativo ricco di informazioni, di approfondimenti, di riflessioni e di incontri fra idee.

 

http://www.eversincedarwin.org/index_1024.html

 

 

 

IL CASO E IL DISEGNO INTELLIGENTE

 La settimana scorsa Eugenio Scalfari ha preso atto del ritorno di una storia che sembrava vecchia e seppellita (o limitata alla Bible Belt americana, l'area degli stati più retrivi e isolati dal mondo, abbarbicati al loro fondamentalismo selvaggio, che solo Bush riesce a prendere sul serio, probabilmente per calcolo elettorale). Sono tornate le polemiche sul darwinismo – e addirittura hanno sfiorato i progetti di riforma della nostra scuola, dico la scuola italiana e cattolica. Insisto sul 'cattolica' perché il fondamentalismo cristiano nasce negli ambienti protestanti ed è caratterizzato dalla decisione d'interpretare letteralmente le Scritture. Ma affinché ci sia interpretazione letterale delle Scritture, occorre che esse possano essere liberamente interpretate dal credente, e questo è tipico del protestantesimo. Non ci dovrebbe essere fondamentalismo cattolico perché per i cattolici l'interpretazione delle scritture è mediata dalla Chiesa.

Ora già presso i padri della Chiesa, e prima ancora con Filone di Alessandria, si era sviluppata un'ermeneutica più soffice, come quella di Sant'Agostino, il quale era pronto ad ammettere che la Bibbia parlava spesso per metafore e allegorie, e quindi può essere benissimo che i sette giorni della creazione siano stati anche sette millenni. E la Chiesa ha fondamentalmente accettato questa posizione ermeneutica. Si noti che, una volta che si ammette che i sette giorni della creazione sono racconto poetico che può essere interpretato al di là della lettera, il Genesi sembra dar ragione a Darwin: prima avviene una sorta di Big Bang con l'esplosione della Luce, poi i pianeti prendono forma e sulla terra avvengono grandi sconvolgimenti geologici (le terre si separano dai mari), quindi appaiono i vegetali, i frutti e le semenze, infine le acque incominciano a brulicare d'esseri viventi (la vita inizia a sorgere dall'acqua), si levano a volo gli uccelli, e solo in seguito appaiono i mammiferi (imprecisa è la posizione genealogica dei rettili, ma non si può pretendere troppo dal Genesi). Solamente alla fine e al culmine di questo processo (anche dopo le grandi scimmie antropomorfe, immagino) appare l'uomo. L'uomo, che – non dimentichiamolo – non è creato dal nulla, ma dal fango, e cioè da materia precedente. Più evoluzionisti di così (ma senza escludere la presenza di un Creatore) non si potrebbe essere.

Cos'è che la teologia cattolica ha sempre preteso per non identificarsi con un evoluzionismo materialista? Non solo che tutto questo sia opera di Dio, ma che nella scala evolutiva si sia verificato un salto qualitativo, quando Dio ha immesso in un organismo vivente un'anima razionale immortale. E solo su questo punto si fonda la battaglia tra materialismo e spiritualismo. Un aspetto interessante del dibattito che si svolge negli Stati Uniti per ammettere nelle scuole, accanto alla 'ipotesi' darwiniana (non dimentichiamo che nel corso del suo processo Galileo se la sarebbe cavata ammettendo che la sua era un'ipotesi e non una scoperta) è che – per non aver l'aria di opporre una credenza religiosa a una teoria scientifica – non si parla tanto di creazione divina quanto di 'Disegno Intelligente'. Cioè, si sottintende, noi non vogliamo imporvi la presenza imbarazzante di uno Iahvè barbuto e antropomorfo, vogliamo solo che accettiate che, se sviluppo evolutivo c'è stato, esso non è avvenuto a caso ma seguendo un piano, un progetto, e questo progetto non può che dipendere da una qualche forma di Mente (vale a dire che l'idea del Disegno Intelligente potrebbe persino ammettere un Dio panteista in luogo di un Dio trascendente). Quello che mi pare curioso è che non si considera che un Disegno Intelligente non esclude un processo casuale come quello darwiniano, che avviene per così dire per tentativi ed errori, così che sopravvivono solo gli individui che meglio si adattano all'ambiente nel corso della lotta per la vita. Pensiamo all'idea più nobile che abbiamo di disegno intelligente, e cioè alla creazione artistica. È Michelangelo a dirci in un suo celebre sonetto che l'artista, quando si trova di fronte al blocco di marmo, non ha dall'inizio in mente la statua che ne uscirà, ma va appunto per tentativi, interrogando le resistenze della materia, cercando di buttare via il 'soverchio' per fare uscire a poco a poco la statua dalla ganga materiale che la imprigionava. Ma che la statua ci fosse, e fosse proprio il Mosè o un Prigione, l'artista lo scopre solo alla fine di quel processo fatto di tentativi continui.

Un Disegno Intelligente può manifestarsi dunque anche attraverso una serie di accettazioni e ripulse di quello che il caso offre. Naturalmente bisogna decidere se prima sta il Disegnatore, capace di scegliere e rifiutare, o se è il Caso che, accettando e rifiutando, si manifesta come l'unica forma d'Intelligenza che sarebbe come dire che è il Caso che si fa Dio. E non è questione da poco. Semplicemente è un poco più filosoficamente complessa di come la mettono i fondamentalisti.

 

(da una Bustina di Minerva di Umberto Eco su http://www.espressonline.it )

 

 

LA POSIZIONE AVVENTISTA

Si dovrebbe insegnare il creazionismo nella scuola pubblica?

 

La questione del disegno intelligente, la teoria secondo cui un universo così complesso e particolareggiato deve aver avuto un disegnatore, anche se non dice esplicitamente chi egli sia, ha causato un acceso dibattito nelle scuole pubbliche degli Stati Uniti e, di riflesso, anche in tutto il mondo occidentale. Attualmente un tribunale distrettuale federale in Pennsylvania sta esaminando un’azione legale su questo tema. Il problema è se si debba o meno anche solo menzionare un’alternativa all’evoluzione darwinista, teoria insegnata in quasi tutte le scuole pubbliche americane. Si è consumata una battaglia legale tra il consiglio della Dover Pennsylvania school e alcuni genitori degli studenti. Il distretto scolastico di Dover ha adottato un provvedimento secondo cui gli insegnanti di biologia devono leggere agli studenti una dichiarazione di quattro paragrafi in cui si afferma che vi sono delle lacune nella teoria dell’evoluzionismo e che il disegno intelligente è un’alternativa che dovrebbero esaminare. Questo ha provocato la reazione legale di 11 genitori, secondo i quali inserire il disegno intelligente nel programma di scienze viola la separazione costituzionale tra chiesa e stato.

Mentre la Chiesa cattolica si è schierata a favore dell’evoluzionismo, la Chiesa avventista continua ad affermare la creazione in sei giorni letterali, il cui culmine è stato il settimo giorno di riposo, il sabato. Questo credo è insegnato nelle scuole private di proprietà della Chiesa ed è stato recentemente riaffermato da scienziati e teologi che hanno partecipato a una serie di convegni su scienza e fede. Tuttavia bisogna fare una distinzione fra la dottrina professata dalla Chiesa avventista e l’insegnamento pubblico.

L’avvocato avventista James Standish, che lavora presso il dipartimento Affari pubblici e Libertà religiosa della Chiesa in America, ammonisce che le classi gestite dallo stato non sono il luogo in cui deve avvenire l’indottrinamento: “Sarebbe sbagliato insegnare la creazione, o anche il disegno intelligente, nelle scuole pubbliche come se fossero verità. Ma è altrettanto sbagliato insegnare l’evoluzione come una verità. Nelle scuole pubbliche, invece, si dovrebbe discutere sulle prove delle origini e spiegare che ci sono varie teorie”.
Il dott. L. James Gibson, direttore del Geoscience Research Institute della Chiesa, a Loma Linda in California, dichiara che sebbene non sia favorevole che siano i giudici a determinare i curricoli scolastici, il punto è la necessità per le classi di orientarsi dalle teorie verso ciò che sia maggiormente dimostrabile.

“Dovrebbe esserci una distinzione tra le idee scientificamente dimostrabili e quelle che sono storiche e non veramente spiegabili con la sperimentazione. La saggezza sta nell’usare ‘molteplici ipotesi di lavoro’ quando si studiano le origini”, ha affermato. Egli sostiene che oggi molti insegnanti fanno della teoria evoluzionista un dogma, dicono agli studenti che devono accettarla sulla base dell’autorità di insegnanti e scienziati del passato. Ma gli esperti non sono sempre nel giusto; essi hanno aggiunto anche la loro filosofia.
“La scienza è stata fondata da persone che credevano in un disegnatore. Newton scrisse più sulla Bibbia che sulla fisica”, ha concluso Gibson.

 

(da Adventist News – N. 20 dell’11.11.2005)

 

 

ULTERIORI CONSIDERAZIONI

 

Complice una propizia situazione politica, il movimento dell’Intelligent Design (ID) ha conquistato ampio credito negli USA “neo-con”. Esso si contrappone direttamente alla teoria dell’evoluzione di Darwin, in quanto ci sarebbero troppe cose che questa teoria non riesce a spiegare e che, di conseguenza, postulano un “disegno” soprannaturale: la complessità degli esseri viventi come certi aspetti della natura risultano meglio spiegabili se riferiti a un “progetto”, e quindi a una causa/agente intelligente. La scienza si incaricherà di trovare le prove oggettive di tale progetto e di formulare le relative equazioni.

Dio non assiste immobile al flusso del Creato ma

“è sempre in movimento: aggiusta una proteina qua, un batterio là, rimette in carreggiata la macchina della selezione naturale quando rischia di deragliare. Insomma, interviene attivamente nella vita del cosmo. (...) Uno dei teorici dell’Intelligent Design assicura che il calcolo matematico potrebbe aiutarci a distinguere un oggetto ‘disegnato’ come Mount Rushmore (il monte del South Dakota con le facce dei presidenti), da una montagna qualsiasi. Sarà: più che un disegno intelligente, a noi quello pare uno scempio idiota. Sono proprio il Grand Canyon o le Alpi, con la loro maestosa caoticità, a cantare la gloria del Signore. Il fascino del mistero, del trascendente, sta stretto in un algoritmo. Nel nostro immaginario, il Creatore è un poeta, un artista, un genio dell’astrofisica. Fatichiamo a vederlo nei panni dell’ingegnere pignolo o dell’idraulico che accorre con la chiave inglese quando il tubo dell’evoluzione si ottura da qualche parte. Non ci ha mai persuaso l’ateismo dogmatico di un Dawkins con la sua metafora dell’orologiaio cieco, e ci irrita la prosopopea di un Nobel come Hauptman, per cui la fede in Dio sarebbe incompatibile con la buona scienza. Ma chiedere agli scienziati di scovare le impronte digitali dell’Altissimo, tutto è meno che un ‘progetto intelligente’, e svilisce al tempo stesso scienza e religione”.

 

(così Riccardo Chiaberge in un suo Contrappunto apparso su Il Sole-24 Ore Domenica – 28/8/05)

 

Trovo opportune anche le osservazioni di Noam Chomsky (Internazionale – 17/11/05):

“Il presidente Bush vuole che nelle scuole si insegnino sia la teoria evoluzionista sia quella del disegno intelligente, ‘in modo che la gente sappia di cosa si discute’. Secondo i sostenitori del disegno intelligente, l'universo è troppo complesso per essersi sviluppato senza aver ricevuto una spintarella da un potere superiore.

Secondo i suoi critici, invece, il disegno intelligente è creazionismo (l'interpretazione letterale della Genesi) appena camuffato o semplicemente svuotato di contenuto, interessante quanto un "non capisco" o quanto un argomento scientifico prima che si riuscisse a comprenderlo. Perciò non può essere oggetto di ‘dibattito’.

Insegnare l'evoluzionismo negli Stati Uniti è sempre stato difficile. Ora c'è un movimento nazionale che vuole promuovere l'insegnamento del disegno intelligente nelle scuole. La questione è arrivata sui mezzi di informazione quando è stata affrontata in un'aula di tribunale a Dover, Pennsylvania: il consiglio scolastico locale aveva deciso che le tesi del disegno intelligente potevano essere esposte agli studenti durante l'ora di biologia; ma alcuni genitori che ci tengono alla separazione fra stato e chiesa hanno fatto causa al consiglio.

Forse chi scrive i discorsi del presidente dovrebbe prenderlo più sul serio anche quando gli fa dire che le scuole devono insegnare tutti i punti di vista. Finora, infatti, il programma scolastico non ha mai dato spazio a un punto di vista ovvio: quello del disegno maligno. Questa teoria – a differenza di quella del disegno intelligente, di cui non ci sono prove – ha molte prove empiriche: secondo almeno un criterio – cioè quello della crudeltà del mondo – ne ha di più dell'evoluzionismo darwinista.

Comunque, alla base dell'attuale polemica tra evoluzione e disegno intelligente c'è il diffuso rifiuto della scienza, un fenomeno che affonda le sue radici nella storia americana...”

 

(segue su http://www.internazionale.it )

 

Poco chiarificatori mi sembrano poi i discorsi di questo tipo:

“In genere l'alternativa evoluzionismo-creazionismo è posta in termini troppo semplicistici. Infatti essa significa: o risolvere l'enorme problema dell'origine delle specie viventi con i concetti di casualità, adattamento all'ambiente, lotta per la vita e sopravvivenza del più forte; oppure ricorrendo al concetto di creazione immediata da parte di Dio.

Ma, tanto per cominciare, darwinismo ed evoluzionismo non significano necessariamente ateismo, approdo automatico alla concezione che la vita sia nata «per caso». Lo stesso Darwin in L'origine delle specie afferma che alle forme dei viventi si aggiunse «il soffio di Dio». Può darsi che il grande scienziato fosse sincero, o che si esprimesse in modi cautelosi per non provocare reazioni violente all'interno della cultura vittoriana. C'è poi da osservare che il creazionismo non dev'essere la concezione assolutamente infantile che si ritiene, se essa è sostenuta da specialisti della statura di Giuseppe Sermonti. Non so bene quali siano le motivazioni di costui. Ma non ho ragioni per dubitare che egli sia un vero scienziato.

Margherita Hack, astrofisica di grande livello, per l'occasione ha affermato che spesso gli uomini alle dottrine scientifiche preferiscono le favole e i miti. Verissimo. Però avrebbe dovuto aggiungere che il mito, la favola, o almeno l'ipotesi di lavoro fantasiosa sono diffusi anche nelle scienze, in particolare nella fisica subatomica. Diceva il Leopardi che noi niente sappiamo e tutto immaginiamo”.

 

(da “L’evoluzione non è sufficiente”, articolo di Carlo Sgorlon pubblicato sul Gazzettino del 21/12/2005)

 

 

Schematizzando al massimo, la teoria dell’evoluzione afferma che le specie animali e vegetali oggi esistenti non sono state create come tali dall’inizio ma sono derivate da specie estinte in epoche geologiche passate, a loro volta derivate da forme primordiali molto semplici (imperfette). L’evoluzione (cioè il processo di trasformazione mediante il quale gli organismi viventi, nel corso dei tempi, si adattano al mutare delle condizioni ambientali perfezionandosi) è in atto quindi da centinaia di milioni di anni e ha dato origine a nuove specie, incrementando la varietà e la complessità biologica. Ciò vuol dire che anche l’uomo rappresenta il punto di arrivo di un processo che parte da organismi viventi inferiori. Uomini e scimmie hanno progenitori comuni (primati ancestrali).

Esistono diverse versioni dell’evoluzione (il lamarckismo; il darwinismo; il mutazionismo; l’ologenismo). Quella più seguita attualmente è detta neodarwinismo. Varie discipline sono coinvolte nella ricerca delle prove dell’evoluzione: paleontologia, embriologia, anatomia comparata, sistematica, tassonomia, biologia molecolare, genetica delle popolazioni ecc. L’evoluzionismo è certamente una teoria complessa e tuttora “discussa” (il dibattito riguarda solo i modi con cui la vita si è evoluta, e non la realtà dell’evoluzione), ma niente affatto campata in aria (a meno che non si creda a un bisecolare complotto scientifico mondiale contro la religione e la Bibbia, guidato con successo dal Maligno che ha depistato pure gli scienziati in buona fede).

Se l’evoluzionismo sostiene il perenne svilupparsi delle cose grazie a una loro legge intima (e quindi a prescindere da un intervento esterno da parte di un essere trascendente), e il creazionismo sostiene invece che il mondo (e tutte le cose in esso) è stato direttamente creato da Dio (dalla Santissima Trinità, assicura il Catechismo)  

1)  con un atto di libera volontà

2)  con sapienza e amore

3)  dal nulla

4)  non dall’eternità ma nel tempo (anzi, con il tempo)

5)  ordinato

6)  intrinsecamente buono...

 

beh, appare evidente la ragione per la quale evoluzionismo e creazionismo sono contrari e non sinonimi (agli interessati raccomando di leggere le eloquenti pagine del Catechismo sulla creazione: http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P18.HTM e sull’uomo, che ne rappresenta il vertice http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P1A.HTM).

Mi chiedo: quale sensibilità teologica, quale comprensione della Parola di Dio esprimeva il Sinodo di Colonia del 1860 affermando che è “del tutto contraria alle Sacre Scritture e alla fede la sentenza di coloro i quali ardiscono asserire che l’uomo, quanto al corpo, è derivato per spontanea trasformazione da una natura imperfetta”?

Più o meno in mezzo sta l’ID, le cui tesi si distanziano sia dal creazionismo tradizionale (l’autore del Disegno non coincide col Dio biblico) sia dal darwinismo (c’è l’intervento di un “programmatore intelligente” all’origine della vita e dell’universo). Tuttavia la legittimità scientifica rivendicata dai teorici dell’ID non convince la comunità scientifica, che ne denuncia i legami con il fondamentalismo religioso.

 

All'Infedele – il bel programma di La7 condotto dal noto giornalista Gad Lerner (puntata del 16 novembre 2005) – la controversia evoluzione-creazione è stata affrontata dalle diverse angolazioni.

Sommario della puntata: La guerra di religione contro l'insegnamento di Charles Darwin nelle scuole – Dai creazionisti americani ai teorici cristiani del "Disegno intelligente", fino al ministro Moratti che ha proposto di eliminare lo studio dell'evoluzione dalla scuola dell’obbligo: perché fa paura ammettere che l'uomo discende dalla scimmia?

Ne hanno discusso fra gli altri: Luca Cavalli Sforza ed Enrico Alleva, accademici dei Lincei; il genetista cattolico Giuseppe Sermonti e i teologi Giuseppe Tanzella Nitti (cattolico) e Francesco Mosca (protestante avventista); la giornalista Sylvie Coyaud, l’epistemologo Telmo Pievani e il filosofo Orlando Franceschelli; insegnanti di scienze e militanti anti-Darwin di Alleanza Studentesca.

Ho seguito il dibattito col massimo interesse. Lo hanno visto anche diversi amici e utenti di questo sito. Puntata interessante, non c’è dubbio. Tra le altre una cosa in particolare non poteva passare inosservata all’attenzione di chi continua a prendere sul serio il Testo Sacro nella sua interezza: “il fatto che nessuno dei presenti credesse che la terra abbia 6000 anni. A questo punto mi sembra quasi che continuare ad affermarlo sia un po' negare l'evidenza” – ha giustamente osservato il mio amico Marco. Già, silenzio in studio (teologi compresi). Eppure la domanda del conduttore era chiara e secca: "C'è qualcuno qui che, stando alla Bibbia, rifiuta la stima scientifica dell'età della Terra... o che preferisce parlare di migliaia e non di milioni di anni riguardo alla vita sul nostro pianeta...?".

Siamo dunque tutti evoluzionisti? Certo che no (o non ancora)! Lo abbiamo visto sopra: tuttora la posizione ufficiale della Chiesa avventista – come di altre confessioni cristiane – si mantiene fedele al dato della tradizione biblica (l’uomo non costituisce il risultato di un processo evolutivo ma è creato immediatamente da Dio; la creazione del mondo ebbe luogo 6000 anni fa, come vuole la cronologia ebraica).

Devo dire che ho apprezzato molto gli interventi di Pievani e Franceschelli che con saggezza – anche di stile – hanno cercato di fare chiarezza sui concetti sottolineando la necessità di distinguere tra "ricerca scientifica" e "riflessione teologica", due ambiti davvero differenti, per princìpi metodi e finalità (molto utile in proposito il libro Dio e Darwin di O. Franceschelli: scheda e recensioni su http://www.donzelli.it/Scheda.asp?Cod=1251 ).

Si può ritenere compatibile l'evoluzionismo con la dottrina biblica della creazione? I credenti "modernisti" sono accomodanti anche per non sfigurare... e gli scienziati "credenti" non vogliono rinunciare alla consolazione religiosa. Ne consegue un vero pasticcio, sia sul piano scientifico sia su quello teologico. Ciò che si è verificato anche in quell’occasione.

Sarei tentato di preferire – dovessi scegliere – la chiarezza dei fondamentalisti all'ambiguità dei cristiani che si appellano alla Bibbia solo in certi casi, pretendendo di poter tranquillamente giocare con due mazzi di carte secondo la situazione. Il problema è che i primi tendono all'intolleranza. [MT]

 

 

 

 

 

 

 

 

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