Riconciliazione: l’urgenza maggiore per le chiese del nostro tempo
Intervista a Paolo Ricca, decano della Facoltà teologica valdese di Roma
In un tempo in cui si parla di integrazione, riconciliazione, identificazione, quali urgenze sottolineerebbe per le chiese del nostro tempo?
L’urgenza maggiore è che le chiese si riconcilino tra loro, perché il paradosso, e direi quasi lo scandalo, è che le chiese alle quali Dio ha affidato il ministero della riconciliazione non sono riconciliate tra loro; come possono quindi predicare il vangelo se non lo vivono loro stesse per prime? Spostandosi dall’orizzonte delle chiese a quello del mondo non saprei dire quale sia l’urgenza maggiore perché è talmente grande il bisogno di riconciliazione che non si sa da dove cominciare. In realtà il nostro mondo muore per mancanza di riconciliazione.
Se le dico ecumenismo, cosa risponde?
L’ecumenismo è il movimento più significativo sorto nel secolo scorso, forse l’unico vero movimento di riconciliazione esistente al mondo. Non dimentichiamo che l’ecumenismo, che io sappia, esiste solo tra i cristiani, le altre religioni non hanno un movimento analogo al loro interno. Basti pensare all’eterna lotta tra sciiti e sunniti, o al conflitto, nell’ambito dell’ebraismo, tra liberali e ortodossi.
Credo quindi di poter dire non solo che il movimento ecumenico è il più importante movimento di riconciliazione, ma anche l’unico.
Ha più volte dichiarato che in incontri spirituali di questo tipo ha avuto l’impressione che la chiesa finisse lì. Ritiene che anche in questa occasione non si sia andati oltre l’atmosfera di festosità?
Ritengo che sia un po’ come quando si celebra un compleanno in famiglia; si crea un’atmosfera bella e per certi aspetti necessaria perché abbiamo bisogno anche di festa nella nostra vita.
I congressi come questo hanno un carattere festivo che è molto importante. Hanno anche un altro valore che è quello di rappresentare luoghi in cui ci si rivede, una delle esperienze più belle della vita. Naturalmente poi quello che resta è sovente più un ricordo che uno stimolo, ma può anche darsi che per alcuni diventi una ripresa o una continuazione di slancio per la loro vita di fede e di testimonianza cristiana.
Quali, secondo lei, le prospettive di relazione tra le diverse realtà protestanti?
Ho sempre creduto e sono ancora convinto, malgrado gli anni passino e poco accada su questo piano, che le chiese evangeliche dovrebbero essere molto più unite e lavorare molto più insieme di quanto oggi non stiano facendo. Anche qui c’è una riconciliazione ancora da costruire, occorre creare tutta una serie di rapporti effettivi, coinvolgenti, impegnativi, per cui non vivremo più delle esistenze parallele come praticamente stiamo vivendo, ma costruiamo insieme una storia comune.
(da Notizie Avventiste, numero 17 del 9.5.2008)
Sulla scandalosa divisione tra i cristiani, che molti – l’attuale Pontefice in primis – intendono perpetuare (sempre – è ovvio! – “a fin di bene”, cioè per custodire intatta l’eterna Verità che Dio ha voluto affidare in esclusiva a ciascuno di loro), segnaliamo questo contributo di un nostro collaboratore, scritto all’indomani di un clamoroso atto di arroganza da parte delle gerarchie cattoliche:
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=4269