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Fede e Società

Quale religione nella scuola pubblica?

 

 

 

 

L'ora islamica? Meglio un'ora delle religioni

Roma (NEV), 21 ottobre 2009 - “Ha fatto bene l'on. Adolfo Urso a gettare un sasso nello stagno del monopolio cattolico dell'insegnamento confessionale”, ha affermato il 19 ottobre il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Domenico Maselli che presiede anche la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato.
“Ma pur concordando sull'intenzione di smuovere le acque di un dibattito culturale e politico assolutamente fermo su questa delicata materia, riteniamo che la strada da percorrere debba essere un'altra: quella di un insegnamento curriculare di storia delle religioni, che dia agli studenti della scuola italiana gli strumenti per comprendere un aspetto fondamentale della società multietnica e multiculturale in cui vivono. Un musulmano – prosegue Maselli – deve sapere perché i cristiani celebrano la Pasqua così come un cristiano deve sapere perché i musulmani digiunano nel mese di Ramadan o gli ebrei festeggiano Yom Kippur. Questo insegnamento di 'storia delle religioni', che nulla ha a che fare con l'attuale insegnamento della religione cattolica (IRC) – conclude il presidente della FCEI – andrebbe affidato ad insegnanti specificatamente formati e selezionati secondo i criteri ordinari. La moltiplicazione degli insegnamenti confessionali – l'ora islamica, poi quella ortodossa e così via – introdurrebbe invece meccanismi di chiusura all'interno dei recinti confessionali, mentre la vera sfida del progetto educativo della scuola pubblica è quella dell'incontro, della reciproca conoscenza e del dialogo tra le fedi e le culture”.

 

 

Scuola e laicità/2. "No" degli evangelici al moltiplicarsi delle ore di religione confessionali


Roma (NEV), 21 ottobre 2009 - Sono numerose le reazioni degli evangelici alla proposta lanciata la scorsa settimana dall'on. Adolfo Urso in merito all'introduzione nella scuola pubblica di un'ora di religione islamica. Contro l'eventualità che si possano disgregare intere classi secondo le diverse appartenenze religiose degli alunni, tra le fila del mondo protestante si è alzato un coro di "no".

 

[continua su http://www.fedevangelica.it/articolo-2.php?id=450;

cfr. http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=999 e

http://www.alleanzaevangelica.org/libertaReligiosa/oraislam.html]

 

L'ossatura della scuola? Solo laica e pluralista

Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, replica al teologo Mancuso: "In una scuola laica e pluralista il cattolicesimo non può essere l'ossatura dei programmi scolastici"

 

Caro prof. Mancuso,

la stima che provo per la sua persona e il suo pensiero mi spinge a scriverle per esprimere il mio dissenso rispetto a quanto da lei affermato su Repubblica del 15 settembre [2009] in merito all'Insegnamento religioso confessionale. Tra le altre cose lei afferma che la scuola italiana “deve privilegiare la 'religione italiana' cioè la particolare religione alla quale ha aderito e continua ad aderire la maggioranza degli italiani”.

In questa prospettiva lei arriva ad affermare che "il cattolicesimo deve continuare a costituire l'ossatura principale dei programmi scolastici”. La concessione che lei fa ad altre tradizioni teologiche e “in particolare al protestantesimo italiano rappresentato dai valdesi” non cambia il senso della sua proposta che rafforza l'idea del cattolicesimo come religione civile e naturale degli italiani.

Questa ipotesi culturale richiama il riferimento giuridico a una “religione di Stato” che non esiste più. Oggi l'Italia è un paese laico, attraversato da massicci fenomeni di secolarizzazione da un lato e di pluralismo religioso dall'altro: l'ossatura culturale di una scuola che si colloca in questo contesto, quindi, non può essere il cattolicesimo ma piuttosto il pluralismo come ricchezza e valore di una società. In questo quadro laico e plurale, la tradizione e la cultura cattolica occuperanno uno spazio certamente importante ma non “principale”, e comunque in relazione alle altre grandi tradizioni di pensiero religioso e laico dell'Italia e del mondo di oggi.

Fuori da questo paradigma plurale e globale, per quanto aggiornato, scorgiamo soltanto il nostalgico richiamo identitario all'Italia cattolica che certo non giova alla sua laicità e alle dinamiche interculturali e interreligiose che l'attraversano.

(...)

 

[da http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=975]

 

 

 
La posizione avventista

 

Continuano nel nostro paese le polemiche sulla questione della religione a scuola. Notizie Avventiste ha intervistato Dora Bognandi, direttore nazionale del Dipartimento affari pubblici e libertà religiosa della Chiesa avventista, per cercare di capire che cosa sta succedendo.

 

Notizie Avventiste: Si riapre l’anno scolastico dopo un’estate in cui è esploso anche il problema dell’insegnamento della religione cattolica (irc) nelle scuole. Il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi fatti da alcune Chiese, tra cui anche quella avventista del 7° giorno, e da altre organizzazioni laiche per annullare due ordinanze ministeriali che permettevano un vantaggio a chi si avvaleva dell’irc. In seguito a tale sentenza, si è detto tutto e il suo contrario nella confusione generale di quanto accaduto, non sarebbe il caso di fare un po’ di storia?


Dora Bognandi: Nel marzo 2007 e nel marzo 2008, il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, emanava delle ordinanze ministeriali in cui disponeva sia la partecipazione a pieno titolo dei docenti di religione cattolica agli scrutini per l’ammissione agli esami di stato, sia l’attribuzione di crediti scolastici agli alunni che si avvalessero dell’irc. Tali ordinanze erano però in contrasto con quanto previsto dal Testo Unico sulle disposizioni legislative in materia di istruzione (Decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297) il quale, all’art. 309, stabilisce: “comma 3. I docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica……..(omissis) partecipano alle valutazioni periodiche e finali solo per gli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica. comma 4. Per l’insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il profitto che ne ritrae”.

Ravvisando delle discriminazioni ai danni degli studenti che non si avvalgono dell’irc, le Chiese con intesa, assieme ad altre realtà religiose e laiche, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro il Presidente del Consiglio e il Ministero della Pubblica Istruzione. Il Tar, nel mese di agosto di quest’anno, ha reso pubblica la sentenza che accoglieva il loro ricorso. Da qui si è sollevato un grande polverone e si è arrivati perfino a dire che la sentenza discrimina la maggioranza degli studenti. L’attuale Ministro della Pubblica Istruzione si è rivolto al Consiglio di Stato per chiedere il suo parere, nonostante il Decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 19 agosto 2009 (che contiene il Regolamento per la valutazione degli studenti), all’art. 2 comma 4, ribadisca che la valutazione dell’irc è espressa senza voto numerico.

Se, dunque, l’irc non è opzionale ma è un insegnamento facoltativo, così come stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 203 del 1989, perché chi se ne avvale dovrebbe usufruire di un credito formativo in più rispetto agli altri?

 

N. A.: Al rientro dalle vacanze ha fatto anche molto discutere la lettera circolare della Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica sull’insegnamento della religione nella scuola, in cui si dava disposizione a tutti i docenti di religione cattolica di insegnare solo ed esclusivamente la loro materia e di non spaziare presentando anche le altre confessioni. Ma, visto che la scuola pubblica non prevede ancora un insegnamento in questa direzione, non si copre così un vuoto?

 

D. B.: Ritengo che quanto disposto dalla Congregazione vaticana sia corretto. Gli insegnanti di religione cattolica si sono preparati per insegnare dottrina e non storia delle altre religioni. Diversi insegnanti di religione cattolica, però, rendendosi conto del bisogno degli studenti, chiedono a esponenti di altre religioni di fare delle lezioni per presentare la loro realtà. È lodevole la loro iniziativa, ma è compito dello Stato occuparsi delle esigenze degli studenti che si preparano a vivere in una società multireligiosa. Per cui, a mio parere, il Ministero dovrebbe istituire dei corsi di laurea in scienze religiose per preparare docenti che possano insegnare una materia, questa volta non facoltativa ma obbligatoria, che presenti le varie religioni dal punto di vista culturale e non cultuale, come ci si aspetta da uno Stato che si definisce laico.

 

(dal settimanale Notizie Avventiste del 17 settembre 2009)

 

 

La Chiesa avventista è favorevole all’insegnamento della storia delle religioni

 

Grandi polemiche ha suscitato la proposta del Sottosegretario allo Sviluppo Economico, on. Adolfo Urso, di inserire un’ora di religione islamica nelle scuole che sia facoltativa e alternativa all’ora di religione cattolica già esistente. Sull’argomento Notizie Avventiste ha intervistato Dora Bognandi, direttore del Dipartimento Libertà Religiosa della Chiesa avventista nazionale.



Notizie Avventiste: Ha senso una tale proposta?


Dora Bognandi: Il fatto che un esponente della maggioranza di governo abbia fatto una simile proposta rivela una certa sensibilità. Questo da una parte mi rallegra, dall’altra mi preoccupa perché mi sembra riduttiva e non risolve il problema nella sua totalità. È vero che i cittadini islamici sono la minoranza più numerosa nel nostro paese, ma questo non vuol dire che non ce ne siano altre molto presenti e ben radicate nel territorio.

 

N. A.: Come si può offrire un insegnamento adeguato sul fenomeno religioso?


D. B.: L’ideale sarebbe, lo abbiamo già detto in altre occasioni, quello di avere nelle scuole pubbliche un’ora curricolare, quindi non facoltativa, in cui i ragazzi possano conoscere le varie confessioni e denominazioni religiose. A insegnare tale materia dovrebbero però essere dei docenti laureati in scienze religiose presso le università statali, come succede in altri paesi europei. Questo insegnamento dovrebbe avere carattere esclusivamente culturale e non cultuale. In quell’ora sarebbe anche interessante ospitare degli esponenti delle varie confessioni religiose che possano portare la loro testimonianza. A questo proposito, nell’art. 12 della legge 22 novembre 1988, n. 516, che regola i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa avventista, quest’ultima ha voluto precisare di essere sempre disposta a rispondere alle chiamate delle scuole per farsi conoscere. L&rsquo ;articolo recita infatti: “La Repubblica italiana, nel garantire il carattere pluralista della scuola, assicura agli incaricati designati dall'Unione delle Chiese cristiane avventiste il diritto di rispondere ad eventuali richieste provenienti dagli alunni, dalle loro famiglie o dagli organi scolastici, in ordine allo studio del fatto religioso e delle sue implicazioni. Tali attività si inseriscono nell'ambito delle attività culturali previste dall'ordinamento scolastico. Gli oneri finanziari sono comunque a carico dell'Unione”.

 

(da Notizie Avventiste del 22 ottobre 2009)

 

 

 

Per approfondire i vari aspetti della questione, nonché per seguire gli sviluppi della vicenda, si rimanda a:

 

http://www.associazione31ottobre.it/

 

 

 

A proposito di laicità e pluralismo:

 

http://nuke.avventismo.org/FedeeSocietà/TraChiesaeStatoseparazioneassoluta/tabid/150/Default.aspx

 

 

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