Ellen G. White: chi era costei?
VITA, FEDE E OPERA DEL PIÙ CARISMATICO PIONIERE AVVENTISTA
di Francesco Gallo
La vita
Ellen Gould Harmon, meglio conosciuta tra i membri della Chiesa Avventista come la sorella White (James White fu tra i primi ad essere convinto che i messaggi di Ellen provenissero direttamente da Dio: perciò decise di seguirla nei viaggi che iniziò a fare per diffondere i suoi messaggi; la fede che li univa creò i presupposti per un legame anche sentimentale; e come in tutte le storie più belle... lui si dichiarò e i due si sposarono il 30 agosto del 1846), è nata a Gorham, nel Maine (USA), il 26 novembre 1827.
Ellen G. White ha vissuto, con i suoi contemporanei, l’evoluzione di un secolo ricco di promesse e di trasformazioni.
A 14 anni circa, sensibile alle problematiche spirituali, milita in un grande movimento di risveglio religioso, conosciuto negli Stati Uniti come “The Advent Movement” (Il movimento dell’avvento).
Nell’arco di un decennio William Miller, ex capitano dell’esercito federale americano, aveva provocato negli Stati Uniti uno dei risvegli religiosi più significativi: l’attesa del ritorno imminente di Gesù Cristo.
William Miller, studiando il libro del profeta Daniele, era giunto alla conclusione che il secondo avvento, annunciato dagli angeli agli apostoli sul monte degli Ulivi, si sarebbe verificato fra il 1843 e il 1844. Molti accettarono il messaggio di Miller, tra cui E.G. White e la sua famiglia, che entrarono a far parte del gruppo di credenti che si era formato in seguito a quella predicazione.
All’ultima scadenza fissata per l’evento preannunciato da Miller, il 22 ottobre 1844, Ellen G. White e quasi 100.000 persone vissero attimi di grande tensione emotiva, seguita da una immensa delusione. La loro speranza si rivelò fondata su basi errate. (La delusione di questi credenti fu particolarmente profonda in quanto la loro esperienza religiosa era seria, sincera, non viziata da fanatismi, né da tornaconti personali – cfr. Giorgio Bouchard, Puritanesimo e democrazia in America, Claudiana, Torino 1994, pp. 38-40).
Ellen G. White, all’epoca diciassettenne, insieme con un piccolo numero di altri credenti continuò a interrogarsi sulla ragione di questa esperienza drammatica e quale fosse stato l’errore commesso.
Ella stessa racconta che, nel corso di una riunione di preghiera in casa di un’amica, mentre le persone presenti chiedevano in preghiera a Dio la ragione di quel travaglio, fu protagonista di un episodio singolare: ebbe una visione. Fu la prima di una serie di esperienze estatiche che segnarono la sua vita. Quando comunicò quanto le era accaduto, provocò una reazione di diffidenza. I milleriti (questo è il nome attribuito dai contemporanei ai seguaci di William Miller e ripreso dagli storici) avevano sempre visto con sospetto qualsiasi manifestazione soprannaturale e qualunque tentativo di strumentalizzare il loro movimento con atteggiamenti fanatici o esaltati.
Solo dopo una serie di confronti personali e verifiche bibliche, i messaggi e l’opera della White assunsero il ruolo e l’importanza che i membri della Chiesa Avventista le riconoscono ancora oggi. A partire dal momento in cui la sua funzione venne riconosciuta dal gruppo che alcuni anni più tardi darà vita alla Chiesa Avventista del 7° Giorno, Ellen G. White sarà un punto di riferimento importante nelle scelte e nella comprensione della missione che questi credenti sentono di dover svolgere.
L’opera
Ellen G. White ha lasciato un patrimonio letterario di oltre 100.000 pagine.
Per comprendere i suoi scritti occorre inquadrarli nel contesto storico e socioculturale nel quale l’autrice ha vissuto.
Il 1800 è un secolo di grandi trasformazioni. Nel mondo politico e in quello economico si assiste a cambiamenti sostanziali rispetto al passato: si afferma la democrazia liberale e si diffonde la rivoluzione industriale. Dal punto di vista tecnologico, per capire il tipo di evoluzione in corso e le differenze con il nostro tempo, basti pensare che nell’800 furono inventati i fiammiferi, l’illuminazione stradale a gas e si mise a punto il sistema di pavimentazione stradale. Inoltre si scoprì la possibilità di conservare i cibi in scatola sterilizzandoli con il calore e si realizzarono le prime applicazioni relative all’uso dell’energia a vapore: le navi, i treni, le macchine tipografiche. Alessandro Volta realizzò la pila ottenendo per primo la corrente elettrica; Antonio Pacinotti costruì il primo generatore a corrente continua; ecc.
In questo contesto politico, sociale e tecnologico l’elemento religioso assunse una posizione di primo piano. Il sogno americano si è nutrito di una dimensione spirituale di tradizione essenzialmente protestante.
Fra il 1800 e il 1835 le chiese protestanti raddoppiarono il numero dei loro membri. Inserendosi in questo contesto di fervore religioso, fiorirono quei gruppi e quelle chiese evangeliche – di cui fa parte la Chiesa Avventista – che si batterono perché venisse riconosciuto concretamente il loro diritto all’esistenza, richiamandosi alle garanzie di libertà religiosa contenute nella Costituzione americana. L’impegno delle chiese si fece sentire anche nel campo della salute. Proliferarono le associazioni di temperanza che predicavano vari gradi di astensione dall’alcol e dal tabacco come risultato di un’etica cristiana, fino ad ottenere per la prima volta, nel 1851, nello stato del Maine, una legge che proibiva la vendita di alcolici.
Subito dopo la guerra di secessione, invece, le denominazioni protestanti conobbero un periodo di declino, sia per l’immigrazione di un numero consistente di popolazioni provenienti da paesi cattolici, sia per il forte processo di industrializzazione in atto che provocò un disinteresse per la vita dello spirito e un forte sentimento edonistico. In campo scientifico si consolidava l’ipotesi evoluzionistica, già formulata da alcuni naturalisti nel XVIII secolo, ma presentata in sistema da Charles Darwin nell’opera Sull’origine delle Specie (1859). Vennero messe in dubbio l’autenticità e la credibilità del testo biblico. Alcuni pastori aderirono alle nuove idee sull’origine del mondo e si riteneva che l’evoluzione fosse una spiegazione valida per integrare il racconto della Genesi. Nella seconda metà dell’800, inoltre, la ricerca di un misticismo che compensasse in qualche modo il pragmatismo del tempo sfociò nel successo dello spiritismo sperimentato dalle sorelle Fox (1847).
In questo contesto Ellen G. White compone le sue opere. Il messaggio che rivolge ai suoi interlocutori tiene conto, in parte, delle situazioni concrete e delle difficoltà che quei credenti devono affrontare.
L’originalità dei suoi scritti risiede nella peculiarità dell’esperienza spirituale dell’autrice. Attraverso le sue opere ella comunica ai lettori questo vissuto per farlo rivivere e per incoraggiarli a stabilire un’intensa comunione con Dio.
Una delle sue preoccupazioni fondamentali fu quella di riaffermare l’attendibilità e la centralità della Bibbia per la vita dell’essere umano. La Bibbia è la «Parola di Dio» e attraverso di essa il credente giunge alla conoscenza di Dio e del suo piano salvifico per l’umanità. «La Parola di Dio, che ci è stata trasmessa a costo di grandi sofferenze e spargimenti di sangue, viene disprezzata. Sono così pochi coloro che l’accettano realmente come norma di vita. L’incredulità prevale in misura allarmante non solo nella società ma anche nella chiesa. Molti vogliono negare le dottrine che sono i fondamenti stessi della fede. I grandi fatti della creazione presentati dagli autori ispirati, la caduta dell’uomo, l’espiazione, la costante validità della legge, sono tutte dottrine rifiutate dalla maggior parte dei cosiddetti cristiani» (da E.G. White, Profeti e Re, Edizioni ADV, Firenze 1994, p. 315).
Nella sua opera, Ellen G. White mette anche in evidenza con vigore un tratto particolare del carattere di Dio. «Dio perdona, Dio accetta, (l’uomo), pienamente e liberamente tramite i meriti di Gesù, il nostro Salvatore crocifisso e risorto» (ibidem, p. 366).
Il pensiero
Gli Avventisti credono che Ellen G. White sia una scrittrice ispirata da Dio. Non è possibile affrontare la lettura dei suoi scritti senza chiarire, almeno a grandi linee, ciò che la Chiesa Avventista intende per ispirazione.
La posizione ufficiale della chiesa su questo argomento è stata formulata nella Conferenza Generale del 1883: «Noi crediamo che la luce che Dio concede ai suoi servitori consista nell’illuminazione della mente, attraverso la quale rivela i pensieri, e non (tranne rare eccezioni) nella comunicazione delle parole stesse in cui le idee vanno espresse» (Review and Herald, 27 novembre 1883).
In questa dichiarazione si afferma che gli Avventisti non credono nell’ispirazione verbale o letterale (tranne rare eccezioni), ma nell’ispirazione personale e concettuale. Questo significa che non sono le parole a essere suggerite da Dio ma i concetti, che l’autore esprime secondo le sue capacità, sulla base della propria cultura e secondo gli strumenti di cui dispone nella sua epoca. Tutto ciò non toglie al testo e al messaggio validità e attendibilità. L’ispirazione non rende infallibile colui che ne è oggetto. «Gli avventisti riconoscono che i messaggeri di Dio, antichi e moderni, sono degli strumenti fallaci, e le loro debolezze sono evidenti per coloro che li circondano; tuttavia, per la loro completa dedizione a Dio, essi sono accolti come perfetti in Cristo» (“Inspired Persons, Ancient and Modern”, in Review and Herald, 26 agosto 1976, p. 2).
Molti libri di Ellen G. White sono frutto di una compilazione (raccolta di brani estratti dalla grande mole di testi lasciati dall’autrice, suddivisi per argomenti indipendentemente dal loro contesto sociale e storico); questa forma editoriale ha le sue norme di lettura e interpretazione: ignorarle o usarle in modo parziale può portare il lettore a conclusioni errate.
Ogni consiglio pratico che viene trovato nei suoi libri deve essere attualizzato; è necessario trovare «il principio da cui scaturisce» (J. Engelkemier, “The Use – and Misuse – of a Precios Gift”, in Adventist Review, 30 maggio 1996, p. 37; un estratto di questo articolo si trova nell’Introduzione del libro I tesori delle testimonianze, vol. 1, ADV, Impruneta (FI) 1996).
Ellen G. White scrisse a questo proposito: «Circa le Testimonianze … occorre tenere presente i tempi e le circostanze» (Selected Messages, RHPA, Hagerstown (MD). 1958, vol. 1, p. 57; questo principio è applicabile ovviamente a tutti gli scritti della White, non solo alle Testimonianze). Che questa operazione richieda una lettura attenta è indubbio. Ma è ciò che serve per evitare di giungere a facili estremismi, dannosi sia a chi li fa propri sia a chi ne subisce l’imposizione. Non solo. Un modo errato di leggere Ellen G. White tende a renderla un personaggio intransigente e fuori dal mondo.
Le riflessioni che seguono si ispirano al lavoro di G.R. Knight, Myths in Adventism, RHPA, Hagerstown (MD), 1985. Nella Chiesa Avventista E.G. White è stata vittima del «mito del profeta inflessibile». Knight fa notare come «il mito del profeta inflessibile tende a portare il credente a isolare delle dichiarazioni che hanno un certo peso dalla Bibbia e dagli scritti di Ellen G. White e ad applicarle in maniera sconsiderata nella propria vita» (p.17).
La stessa sor. White si ribellò a questo uso improprio dei suoi scritti; e in un’occasione scrisse: «Ci sono alcuni che selezionano dalle Testimonianze le espressioni più forti e le applicano in tutti i casi, senza tenere in considerazione le circostanze che hanno ispirato quegli avvertimenti. Questo modo di fare produce un effetto negativo sulle menti delle persone… Chi seleziona alcuni elementi delle Testimonianze e li impone a tutti, disgusta gli animi invece di conquistarli. Essi creano divisioni quando potrebbero, e dovrebbero, creare la pace» (Selected Messages, vol. 3, pp. 285, 286). E di fronte alla superficialità di molti che affermavano: «Visto che la sorella Whte ha detto questo e quest’altro ancora, vuol dire che faremo proprio cosi», ella ricordava che «Dio vuole che abbiamo buon senso, e che ragioniamo usando il buon senso. Le circostanze cambiano le condizioni. Le circostanze cambiano i rapporti fra le cose» (Selected Messages, vol. 3, p. 217). In proposito il figlio W. White una volta ebbe a dire: «Le persone (avventiste) di tutta l’America, e del mondo … a volte creano delle regole di vasta portata a partire da dichiarazioni isolate… Ma sono arrivato a credere che c’è un principio dietro ogni regola, e che non possiamo comprendere correttamente la regola senza afferrarne il principio» (Selected Messages, vol. 3, p. 221).
(Ho utilizzato i seguenti testi in italiano: Profeti e Re, Prefazione, Edizioni ADV, 1994; Messaggi ai giovani, Prefazione, Edizioni ADV, 1998).