Parola di Dio e lingua corrente
La TILC compie 20 anni. Ricordiamo come e perché fu realizzata una versione “facile” delle Scritture in italiano corrente. E come si è rinnovata nell’ed. 2000
a cura di Michele Turrisi
Nel 2005 ricorre il 20° anniversario della pubblicazione della Parola del Signore. La Bibbia. Traduzione interconfessionale in lingua corrente (in sigla: TILC).
Il Nuovo Testamento aveva visto la luce nel 1976. La traduzione dell’intera Bibbia interconfessionale fu presentata al Presidente della Repubblica (Francesco Cossiga), al Papa (Giovanni Paolo II), alla FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane), alla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e al pubblico, il 29 settembre 1985, nella Chiesa di S. Paolo Entro le Mura – Roma.
Pubblicata dall’ABU (Alleanza Biblica Universale) in coedizione con la Elledici, questa particolare versione biblica costituisce la prima iniziativa del genere nel nostro Paese.
“Si distingue dalle altre, perché cerca di rendere il testo ebraico e greco con parole e forme della lingua italiana di tutti i giorni, quella consueta e familiare, che le persone usano per comunicare tra loro: la lingua corrente.
“Non aggiunge e non toglie alcuna informazione contenuta nei testi originali, ma cerca di comunicare al lettore di oggi, seguendo il metodo delle equivalenze dinamiche (anziché il comune metodo delle equivalenze formali: se ne parlerà meglio più avanti – ndr), proprio quel che il testo diceva agli antichi lettori. Tutti quelli che apriranno questa Bibbia sono stati, in un certo senso, presenti e partecipi, durante tutto il lavoro di traduzione. ‘Se traduciamo così – si sono domandati a ogni frase i traduttori – il lettore di oggi comprenderà facilmente quel che il testo vuol dire?’. La competenza biblica e linguistica di tutti i collaboratori è stata messa a servizio di questa mèta: comprensibilità del testo nella fedeltà ai suoi contenuti originali.
“Protestanti e cattolici hanno lavorato insieme in questa traduzione e insieme la presentano ai lettori. È una traduzione interconfessionale, accolta da tutte le confessioni cristiane e offerta a ogni uomo, nella comune convinzione che la Bibbia ‘può dare la saggezza che conduce alla salvezza per mezzo della fede in Cristo Gesù’ (2 Timoteo 3,15)”.
(dalla Presentazione dell’edizione 1985)
“... Essa è stata realizzata, secondo i ‘Principi per la collaborazione interconfessionale nella traduzione della Bibbia’ (1968, poi 1987), da un gruppo di studiosi cattolici e protestanti che hanno lavorato insieme per parecchi anni, seguiti dai responsabili delle rispettive chiese. Il progetto è stato approvato separatamente dalle varie confessioni cristiane che hanno impegnato gli esperti nel lavoro; il testo finale ha ricevuto l’approvazione dell’Alleanza Biblica Universale e, da parte cattolica, quella dell’autorità ecclesiastica (cioè l’Episcopato italiano – ndr)”.
(dalla Presentazione dell’edizione 2000)
In calce ad ogni edizione completa si trovano i nomi di coloro (un centinaio di persone fra traduttori, revisori, stilisti, redattori, consulenti ecc.) che hanno partecipato alla lunga, complessa e delicata impresa di tale traduzione. Uno dei coordinatori, Renzo Bertalot, sul metodo di lavoro ha detto che “tra le due possibilità di portare il lettore al testo e quella di portare il testo al lettore è stata scelta la seconda, con uno scopo missionario preciso: avvicinare quei lettori che non hanno consuetudine con il linguaggio, gli usi e i costumi di due millenni or sono. Per questo si è parlato di ‘lingua corrente’” (Nota sui dieci anni della traduzione della Bibbia in italiano corrente, in Protestantesimo 50, 1995: 151-53).
Sono i traduttori stessi a spiegare come hanno lavorato:
“I PRINCIPI – Ogni traduzione si propone: a) di essere fedele ai testi originali; b) di essere comprensibile per nuovi lettori in una seconda lingua.
“Tuttavia le lingue sono anche profondamente diverse tra loro. Non soltanto nel senso che usano parole differenti, ma anche per il fatto che esprimono i significati utilizzando varie strutture semantiche, non ‘sovrapponibili’. Per questo l’idea di una traduzione letterale (o parola per parola) risulta un ideale utopico, scientificamente non sostenibile. Spesso è del tutto impossibile da realizzare; a volte è realizzabile solo in parte, ma con frequenti distorsioni del significato o della naturalezza linguistica.
“Non ha senso dire o pensare che il meglio sarebbe comunque costituito da una traduzione governata da principi di questo genere: rendere ogni parola del testo originale mediante una parola fissa della seconda lingua e riprodurre anche numericamente le parole del testo originale, ricalcandone la sequenza e la struttura formale. Quando si fa così, il risultato è più volte grottesco, insopportabile; lo sanno bene i traduttori esperti, in ogni settore.
“Di fatto, anche e specialmente per la Bibbia, in genere si segue una via di mezzo: si fa in modo che la traduzione sia comprensibile e, insieme, oltre il significato, riproduca certi aspetti formali dei testi originali. In tale equilibrio, quanto maggiore è la preoccupazione di ricalcare questi ultimi, avvicinandosi al modello della traduzione letteralista, tanto più frequenti sono le violenze alla naturalezza della seconda lingua; e tanto più facilmente si rischia di compromettere una buona comprensione del significato e si rendono necessarie molte note.
“Si capisce quindi perché non poche versioni bibliche sono percepite come ‘artificiali’: abbastanza spesso usano vocaboli ed espressioni estranee rispetto alla lingua corrente; a volte il significato stesso non è chiaro.
“Noi, qui, ci siamo proposti di evitare questi pericoli diffusi e abbiamo scelto di produrre una traduzione sistematicamente attenta a presentare in maniera comprensibile soprattutto il significato. Per raggiungere tale scopo, abbiamo rinunziato ad arcaismi, semitismi..., ecc.; tutti aspetti formali che, se possono essere utili in certe versioni bibliche per studiosi, risultano in prevalenza degli ostacoli per il lettore comune. In tal senso la nostra traduzione è decisamente lontana dall’ideale letteralista. Tuttavia, essa si propone di offrire sempre fedelmente il significato degli originali; senza aggiunte arbitrarie, senza parafrasi e senza anacronismi.
“Alla base della nostra scelta vi è un’ampia e profonda riflessione linguistica, aggiornata dai migliori studi specialistici del settore. (...)
“Per illustrare le caratteristiche di questa versione biblica, sarebbe utile citare vari esempi; ci limitiamo a indicarne uno solo. Il NT greco usa spesso un termine (‘sarx’) che a grandi linee equivale all’italiano ‘carne’. Le traduzioni a tendenza letteralista cercano di usare sempre ‘carne’, anche se a volte il risultato è strano e oscuro (vedi Atti 2,17: ‘io effonderò il mio spirito su ogni carne...’; 2 Corinzi 7,5: ‘giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto sollievo...’).
“Qui, invece, si è tenuto conto del fatto che ogni parola può avere significati differenti, ciascuno da rendere con parole diverse in una seconda lingua (ciò che suggeriscono gli stessi dizionari tradizionali!).
“Di conseguenza abbiamo reso ‘sarx’ in varie maniere: ‘carne’ (Luca 24,39); ‘persona’ (Atti 2,17); ‘debolezza umana’ (Romani 8,3); ‘connazionali’ (Romani 11,14); ‘punto di vista umano’ (1 Corinzi 1,26); ‘io’ (2 Corinzi 7,5); ‘materiale’ (Ebrei 9,13); ecc.”.
“I TESTI ORIGINALI – La traduzione è stata compiuta a partire dai testi ebraici, aramaici e greci come sono presentati nelle più recenti edizioni critiche. (...) Si osservi che tali edizioni critiche recenti sono prodotte da gruppi internazionali e interconfessionali di studiosi. Quando esse indicano l’esistenza di molteplici possibilità, nella nostra versione sono segnalate da brevi note”.
(dalla sezione “Questa Traduzione”)
La TILC si propone fondamentalmente come strumento per la lettura e la meditazione (privata o comunitaria), e non per lo studio (ma anche in questo caso ha la sua utilità). Lessico, stile, introduzioni e note ai libri, dizionarietto e altri sussidi: tutto mira a rendere “facile” la comprensione del Testo Sacro, “avvicinandolo” ai lettori di oggi, anche a quelli meno attrezzati.
Un linguista di chiara fama come Tullio De Mauro ha definito la nuova traduzione “un’opera grandiosa e preziosa per molte generazioni”. La versione “ha il pregio di essere onesta, oggettiva fino allo scrupolo, per non far passare per parola di Dio ciò che non lo è con tutta sicurezza”: sono parole del grande biblista Enrico Galbiati. E il prof. Alonzo Schökel, esegeta del Pontificio Istituto Biblico, ha osservato che la TILC rende comprensibile Paolo, per la prima volta rispetto alle altre traduzioni italiane (cfr. Protestantesimo, cit.). Per non parlare del notevole valore ecumenico dell’iniziativa.
Una curiosità: a differenza delle altre versioni (cattoliche e protestanti), nella TILC l’ordine dei libri dell’Antico Testamento rispetta quello della Bibbia ebraica, il cui canone è distinto in 3 parti (la Legge, i Profeti e gli Scritti), mentre la Bibbia cristiana (A.T.) è divisa in 4 parti: il Pentateuco (cioè la Legge), i Libri storici, i Libri sapienziali (o poetici) e i Libri profetici.
La Nuova TILC (ed. 2000)
«Dopo qualche anno, solitamente una traduzione biblica prodotta dall’ABU (Alleanza Biblica Universale) viene “riveduta”. Mediante una revisione, essa è migliorata e aggiornata: vari consigli dei lettori sono accolti, mentre il suo testo viene adeguato allo sviluppo della lingua corrente. Sin dall’inizio l’uso della “lingua corrente” è stata la caratteristica principale di questa traduzione della Bibbia eccezionalmente diffusa (...).
Prima di ritoccare la TILC noi abbiamo voluto raccogliere numerose reazioni di diversi ambiti: le lodi e le critiche di vari esperti e studiosi (esegeti o teologi); i suggerimenti pratici di qualche parroco, pastore e catechista; le valutazioni di alcuni letterati, giornalisti e altri comunicatori; le indicazioni di molte persone comuni, praticanti e non praticanti. Inoltre, abbiamo svolto anche un’inchiesta ampia e sistematica. Poi, esaminando tali reazioni, abbiamo capito meglio due punti principali:
1) Chi ha utilizzato e utilizzerà la TILC? (...)
2) Che fare per produrre una buona revisione? – Lavorando a questa “revisione” abbiamo sperimentato ancora come non sia semplice il preparare seriamente una traduzione biblica facile. I nostri interventi sono stati di tipo diverso e mirati a diverse esigenze (...).
Al termine, la TILC è diventata la Nuova TILC. Ora, grazie al paziente lavoro di molti, la Bibbia TILC riveduta si presenta così rinnovata:
- più corretta, migliorata e meglio usabile accanto ad altre traduzioni;
- più ricca, agile e ancor più adatta alla lettura o allo studio-base.
(...) è una traduzione adatta – e raccomandabile – soprattutto per la lettura scorrevole (singola o in gruppo) di interi brani biblici. Invece, per uno studio che considera le singole parole, sarà bene usarla accanto a una traduzione non in lingua corrente (o, meglio ancora, insieme a un’edizione che utilizza le lingue originali). Quindi: la TILC non intende – né può – sostituire tutte le altre traduzioni bibliche.
Questa forma riveduta della TILC conferma le sue caratteristiche originarie. Sua fonte rigorosa è sempre il testo ebraico e greco (nelle edizioni critiche più aggiornate). Sua base è una competenza, consolidata e critica, circa la scienza del tradurre. Sua scelta fondamentale, comunicativa e pastorale, è ancora quella di privilegiare le vie del modello ES (= Equivalenza Semantico-funzionale, o dinamica) rispetto alle vie del modello IF (= Imitazione Formale, o letterale); tale scelta dipende dal suo scopo primario: rendere possibile una lettura scorrevole per tutti, credenti o no. Suo clima è quello della cooperazione interconfessionale (anche tutte le tappe della revisione sono state condotte, insieme, da cristiani di confessioni diverse). Sua lingua è quella italiana corrente del nostro tempo (soprattutto per venire incontro alle esigenze di lettori che possiedono risorse linguistiche medie; sia chi ha scarsa familiarità con i vari aspetti del linguaggio ecclesiale ormai tradizionale, sia chi vive in ambienti piuttosto secolarizzati). Suo metodo è quello di accompagnare il testo biblico con alcuni sussidi (...). Sua intenzione è quella di offrire ai lettori di lingua italiana una traduzione biblica analoga a quella di altre Bibbie – “interconfessionali” e/o “in lingua corrente” – che oggi sono disponibili in centinaia di lingue moderne tra le più parlate».
(da Parola del Signore – La Bibbia. Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente, LDC-ABU, Leumann-Roma 2000 [con la versione riveduta del N.T.], “Questa Revisione”, pp.479-80)