La Bibbia: così lontana, così vicina
di Michele Turrisi
Il primo regalo di cui io mi ricordi fu una splendida Bibbia illustrata che ancora conservo. Si può dire che io abbia imparato a leggere sulla Bibbia. Ad essa devo la scoperta del dolcissimo piacere della lettura, l’amore per il sapere, l’interesse per le “novità” e l’esigenza di verificarne la fondatezza (imitando in questo i cittadini di Berea: cfr. Atti degli Apostoli 17,11).
Investigando le Scritture è sorta in me una grande passione per la storia, l’archeologia, la filosofia, la letteratura, l’antropologia (infatti al centro di tutto il discorso biblico c’è l’uomo, la sua origine, la sua avventura e il suo destino). Come altre innumerevoli persone, ho subìto il fascino del Testo Sacro; e ne sono felice. “Amo e stimo la Bibbia alla quale non temo di far risalire la mia formazione morale; i fatti, gli insegnamenti, i simboli, i paragoni, tutto mi si è profondamente impresso e in qualche modo ha agito su di me” ebbe a dire Goethe. Rispettate ovviamente le proporzioni, credo di poter fare mie le sue parole.
Ancora Goethe: “La grande venerazione che la Bibbia si è guadagnata tra i vari popoli e le generazioni è una prova del suo alto valore. Non è un libro popolare qualsiasi, è il libro dei popoli”.
Kant: “Tutti i libri che ho letto non mi hanno dato il conforto che mi ha dato la parola della Bibbia, il Salmo 23,4”.
Manzoni: “S’immagini ogni sentimento di perfezione: esso si trova nel Vangelo... Se gli uomini seguissero i precetti del Vangelo, godrebbero fra loro di quella pace che si può avere in questo mondo”.
Cavour: “L’ho letta, e profondamente meditata da tre anni. Non potrei dirle abbastanza quanto sono stato colpito dalla divinità della morale del Vangelo, che lascia a una distanza infinita tutto quel che gli uomini hanno potuto immaginare”.
K.W. von Humboldt: “Leggendo la Bibbia attingiamo alla fonte più sicura e ricca di consolazione; non c’è libro che le saprei paragonare”.
G. Remouvier: “Se io fossi in presenza di un uomo il quale avesse il tempo di leggere solo un libro, gli offrirei la Bibbia”.
Devo fermarmi. Ma vi assicuro che è davvero lungo l’elenco degli omaggi resi alla Bibbia da parte di filosofi, uomini d’azione, poeti... Solo chi non la frequenta si potrà meravigliare di tanta potente attrattiva e tali effetti riconosciuti a una singola opera, peraltro vecchia di secoli.
Come i grandi classici della letteratura universale, a dispetto della sua venerandissima età (3000 anni) la Bibbia è al tempo stesso lontana e vicina; è sì un grande monumento religioso, ma è anche indiscusso capolavoro letterario nonché fondamentale riferimento storico e culturale. Del resto la Bibbia non è nemmeno un libro, nel senso che non è un libro unico né unitario, bensì una raccolta di decine di libri di carattere diversissimo (non a caso il termine Bibbia, che deriva dal greco, significa letteralmente “i libri”). Composta in un arco di tempo più che millenario da una quarantina di autori, la Bibbia si esprime attraverso molteplici forme letterarie: racconti di vario tipo, elenchi, testi legali, cronache, profezie, poesie, sentenze, testi didattici, inni, preghiere, liriche d’amore, parabole, discorsi, lettere ecc. Ecco perché uno dei criteri base per una corretta comprensione dei libri biblici consiste proprio nell’individuazione preliminare del genere letterario cui ciascuno di essi appartiene.
Sappiamo che per i credenti la Bibbia è una raccolta di libri “ispirati”, formati cioè sotto l’influsso divino: in e tramite essi il Creatore stesso ha parlato e continua a parlare, e quindi non sono soltanto fondamentali testi religiosi, sapienziali ecc. o documento di una fede che fu, ma sono anche e soprattutto “Parola di Dio” rivolta all’umanità intera, messaggio di salvezza sempre valido... e per tutti. Tuttavia, anche quelli che non la pensano così giudicano la Bibbia un libro prezioso, le cui parole e vicende trovano riscontro nell’esperienza umana universale.
Certo, la Bibbia non è proprio come la vorremmo: a volte è davvero forte la tentazione (scagli la prima pietra chi l’ha letta integralmente e non ci ha mai pensato!) di pensare che, fossimo noi gli Onnipotenti, la rifaremmo molto meglio; ma – come è stato osservato – se fossimo pure Onniscienti, la lasceremmo tale e quale. Ciò non toglie che la Bibbia susciti non poche difficoltà, rimanendo una sfida inquietante, specie per chi crede: trabocca di pace e misericordia ma anche guerre e violenze di ogni tipo riempiono tante sue pagine (a ragione si dice che la Bibbia, nella sua integrità, non è “un libro per ragazzi”); sa lenire il cuore affranto e allo stesso tempo tormenta la ragione; infonde speranza ma conosce la “disperazione” persino dell’uomo di fede; proclama la Verità ma non risponde a tutti i perché; annuncia l’infinito amore e l’infinita potenza di Dio ma non può spiegare Auschwitz...
Si potrebbe, anzi dovrebbe studiare la Bibbia a scuola come testo letterario, insieme a Omero e Dante. Lo sostiene a buon diritto l’associazione laica Biblia (http://www.biblia.org/ )*. Del resto, non si può negare che “le Sacre Scritture sono l’universo entro cui la letteratura e l’arte occidentale hanno operato fino al XVIII secolo e stanno ancora in larga misura operando” (così Northrop Frye nel suo famoso saggio Il grande codice, 1981). La Bibbia e l’Odissea sono i due modelli cruciali per la nostra cultura – riconosceva Erich Auerbach (Mimesis, 1946). E lo stesso Nietzsche aveva ammesso che “per noi Abramo è più di ogni altra persona della storia greca o tedesca. Tra ciò che sentiamo alla lettura dei Salmi e ciò che proviamo alla lettura di Pindaro e di Petrarca c’è la stessa differenza tra la patria e la terra straniera” (Aurora, 1881).
Va detto che promuovere la lettura della Bibbia non è compito ingrato, essendo essa il più grande best seller dell’editoria mondiale. Fu il primo libro stampato (la famosa Bibbia di Gutenberg: conservata a Gottinga, l’opera figura nel Registro Unesco della Memoria del Mondo quale documento di interesse universale). È il libro più tradotto e più letto; ma anche il più riletto e studiato. Viene meditato da credenti e non credenti. Anche chi ha abbandonato la pratica religiosa non riesce sempre ad abbandonare questo certo antico ma per nulla vecchio libro.
Sì, leggere la Bibbia può risultare un’esperienza senz’altro seria e avvincente anche per l’uomo contemporaneo. Mettete dunque alla prova questo libro straordinario: non ve ne pentirete!
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A chi si accosti per la prima volta alla Bibbia, suggerirei di procurarsi quella che giustamente viene considerata la migliore edizione da lettura, ossia la TILC (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente, LDC/ABU 2000), che risponde tra l’altro a un importante progetto culturale (maggiori informazioni al riguardo si trovano qui http://nuke.avventismo.org/Bibbiaedintorni/NewseCuriosità/ParoladiDioelinguacorrente/tabid/132/Default.aspx)
A chi poi volesse fare, a integrazione di quella spontanea, pure una lettura critica del Testo Sacro, segnalo qui due volumetti destinati al grande pubblico, ricchi di suggerimenti pratici per muovere i primi passi nel complesso ma tanto affascinante mondo dell’esegesi biblica:
- Bruno Corsani, Come interpretare un testo biblico, Claudiana, Torino 2001;
- Roland Meynet, Leggere la Bibbia, il Saggiatore, Milano 1998.
Infine, tra le guide più recenti e aggiornate sul mondo dell’Antico e del Nuovo Testamento, segnalo Il Dizionario della Bibbia (Zanichelli, 2003): oltre ai principali nomi di persona e geografici che ricorrono nel Testo Sacro, contiene articoli sui siti archeologici importanti, su tutti i libri della Bibbia, sulla lingua e sulla storia dei popoli biblici; altre voci sono dedicate all’economia, all’arte, alla musica, alla geografia storica dell’epoca biblica, ai culti e alla cultura dell’antico Israele e dei popoli vicini. Un’opera di grande pregio che ci conduce in viaggio nel tempo, per rendere il mondo della Bibbia – tanto ricco e interessante quanto complesso e variegato – più vicino che mai all’uomo del Terzo millennio. Uno strumento semplice da consultare e di piacevole lettura che un fine biblista come mons. Gianfranco Ravasi ha definito con queste parole: “Straordinario per la molteplicità delle voci, il gran numero dei collaboratori, la ricchezza e l’accuratezza dei contenuti. Uno strumento prezioso, eccellente”. È opera di autori cattolici, protestanti ed ebrei; ha un’impostazione scientifica che ne fa una guida utilizzabile sia dai fedeli che da un pubblico laico.
* A scuola con la Bibbia
Marzia Bonacci, 5 giugno 2007
Istruzione
Promossa dall'associazione Biblia, la petizione per diffondere lo studio del testo sacro nei luoghi della formazione è giunta al Ministro della Pubblica Istruzione. Una iniziativa non confessionale ma culturale che è stata accolta con favore dalla politica e dal mondo degli intellettuali. Continua su: http://www.aprileonline.info:80/3410/a-scuola-con-la-bibbia