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Bibbia, petrolio e tattica applicata

Bibbia, petrolio e tattica applicata

                                                                                  

a cura di Michele Turrisi

 

 

Un freddo uomo d’affari, Xiel Federmann, si trovava sempre a ripensare una frase della Bibbia a proposito della distruzione di Sodoma e Gomorra: “(Abramo) volse lo sguardo su Sodoma e Gomorra e su tutta l’estensione della valle. Vide alzarsi da terra un fumo simile a quello di una fornace” (Genesi 19,28). Non potevano riferirsi, quegli incendi, a gas tellurici? Dove c’è gas tellurico dovrebbero esistere anche giacimenti di petrolio… Si decise a fondare una società e a mandare alcuni esperti nella zona indicata del Mar Morto secondo quanto dice il Libro Sacro; le supposizioni di Federmann furono pienamente confermate: il 3 novembre 1953 fu trivellato il primo pozzo di petrolio israeliano!

Durante la prima guerra mondiale, un aiutante di brigata, inglese, che si trovava agli ordini del generale Allenby, aveva ricevuto l’ordine di occupare un villaggio palestinese chiamato Micmas, al di là d’una valletta sopra l’altura rocciosa. Micmas: quel nome non gli era nuovo. Al lume di candela, prese a sfogliare la sua Bibbia: “… un contingente di Filistei si appostò al passo di Micmas. Per raggiungere la postazione dei Filistei…” (1 Samuele 13,23; 14,4): v’era scritto che Gionata e il suo scudiero andarono di notte fino al presidio dei Filistei e dovettero passare davanti a “pietre sporgenti da una parte e dall’altra”, scalarono il pendio e sopraffecero le sentinelle sulla radura: al tumulto i nemici si svegliarono e, credendo d’esser circondati, furono atterriti: allora Saul attaccò con tutte le sue forze e vinse facilmente. Dopo una rapida perlustrazione, si decise di approfittare di quell’antico piano tattico: c’erano davvero le due rupi sporgenti, il pendio da scalare e la radura: quindi il fattore sorpresa poteva ripetersi come millenni addietro. L’operazione si realizzò con egual fortuna, poiché una compagnia ripassò per il percorso seguìto da Gionata e dallo scudiero. All’alba le sentinelle furono sopraffatte, e i Turchi, circondati di sorpresa, non poterono opporre la minima resistenza.

Anche un altro ufficiale inglese, il capitano Warren, nel 1867 si era imbattuto per caso nella via che secoli prima aveva reso possibile a Davide di prender di sorpresa la fortezza di Gerusalemme. Warren scoprì nella volta della celebre fonte di Maria un buco oscuro che si apriva sulla roccia a pochi metri dal punto in cui scaturiva la sorgente: salì nel buio e finì per trovarsi in una stretta e lunga galleria che risultò un passaggio segreto, scavato sotto la città per poter comunicare con la preziosa fonte in caso d’assedio. Il corridoio segreto che fu la rovina dei Gebusei (cfr. 1 Cronache 11,4-9; 2 Samuele 5,8): non era dunque una fantasia. 

Quella di considerare la Bibbia non più come una raccolta di pie leggende, ma come un documento veritiero di grande valore storico, è l’idea che si è andata diffondendo di anno in anno in seguito alle grandi scoperte archeologiche del XX secolo. Ai suoi tempi Voltaire ragionava assai diversamente: per esempio, la Bibbia dice che Mosè avrebbe scritto i primi Libri inclusi in essa e che trattano dei periodi più antichi della storia umana: si può raccontare una fandonia più grande? – domandava Voltaire – nel secolo di Mosè non esisteva neppure la scrittura che fu invece inventata assai più tardi!

Ebbene, oggi sappiamo che la Bibbia aveva ragione e il grande illuminista francese torto. Ma su questa faccenda diremo di più la prossima volta.

  

(tratto e adattato da AA.VV., La Bibbia sfida l’uomo, SEI, Torino 1968, pp. 13-16 )  

 

 

 

 

 

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