Search  
Thursday, September 09, 2010 ..:: Bibbia e dintorni » Meditazioni » Momenti per l'interiorità » Paura del nuovo ::.. Register  Login
Translate
Momenti per l'interiorità

PAURA DEL NUOVO

 

 

 Allora Gesù aggiunse: “Sono sicuro che voi mi ricorderete il famoso proverbio: Medico, cura te stesso e mi direte: Fai anche qui, nel tuo villaggio, quelle cose che, a quanto si sente dire, hai fatto a Cafàrnao. Ma io vi dico: nessun profeta ha fortuna in patria.

 

Luca 4: 16-30

 

     Rieccolo a Nazaret.  Le stesse strade di pochi anni prima, le stesse case. Muri di pietra bianca, piccoli orti, finestre socchiuse che lasciano fuggire aromi ed odori di cibi semplici. Tornano in mente  i luoghi dei giochi da bambino, gli angoli conosciuti, il pozzo e i campi amati. Si torna a casa. L’abbraccio forte di chi aspetta da sempre. Lacrime, gioia, nostalgie. Curiosità fuori dalla porta. Adesso tutto il paese lo sa.  Gli uomini, prima che il sole cali sull’orizzonte, tornano dai campi.  E’ la vigilia del sabato. Si accendono le luci, si indossano i vestiti. Uno sguardo fugace alla bottega da falegname. Gli assi piallati appoggiati al muro, il bancone, segatura per terra. Quanti ricordi. Occorre  prepararsi alla cena.

La sinagoga di sabato si riempie pian piano. Ci sono gli anziani, i giovani. Compagni d’infanzia. Le donne incuriosite. Ragazze che adesso sono madri. Mormorio di scetticismo. Gesù è tornato. Il figlio di Giuseppe. Quello che qualche anno fa costruì la porta di quella stessa sinagoga e poi fece un tavolo di cedro a Simone. Quello che lavorava col padre e poi andò via di casa. Di lui dicono grandi cose. Ha fatto miracoli, si oppone ai farisei, si porta dietro dodici discepoli.   E’ il momento di iniziare. Le preghiere, il salmodiare dei brani ripetuti a memoria. Occhiate furtive per osservare  il nuovo arrivato. E’ il momento della Torah. L’anziano torna  dal tabernacolo portando in braccio il rotolo della legge. Lo bacia, lo alza al cielo. Le sacre parole. A chi tocca oggi leggere? Si alza lui e tutti tacciono.

Sentiamo cos’ha da dire. Gli danno il profeta Isaia. Lui cerca per un attimo e poi sceglie.  Parole antiche. La promessa del messia. La profezia dell’Unto del Signore, di colui che deve adempiere la liberazione di Israele, che sarà prescelto per ripristinare il regno di Davide. La lettura è finita e tutti gli occhi sono fissi su di lui. Non ha letto un brano qualsiasi. Quelle sono frasi che scottano, che riempiono il cuore di speranza ma che fanno stringere i pugni agli uomini più impulsivi. Non si possono pronunziare a caso in una regione  in cui i Romani hanno compiuto sopraffazioni e imposto tasse spietate. Gesù si siede. Ma il silenzio è oppressivo, una forza che non si può reggere quando gli sguardi  dicono che devi parlare e a questo punto non puoi più tirarti indietro.  E allora il giovane maestro alza la voce forte perché tutti lo odano.

Sbalordimento. Scetticismo. Le parole volano nell’aria e colpiscono i cuori. Parole forti e dolci allo stesso tempo. La mente si confonde tra la speranza di ciò che sente e  le illusioni che deve abbandonare. Il regno della grazia, della gioia e del perdono. Giungerà il regno di Dio, ma non quello dell’uomo, ci sarà la liberazione dei prigionieri ma non l’apertura delle prigioni,  la libertà degli oppressi, ma non la cacciata degli invasori. E’ una contraddizione continua, un ribollire di  attesa e di rabbia. Un impossibile concerto di strumenti che suonano melodie diverse. Che senso ha? E poi, chi è costui? Il figlio di Giuseppe, il falegname. E che autorità può avere? Se proprio ci tiene ci faccia vedere qualche miracolo. E il miracolo avviene.  Le parole pronunziate nella mente vengono rivelate e Gesù le dichiara a tutti. Egli legge nel pensiero. Ha  detto quello che tutti pensavano! Ma  il risultato è solo irritazione.  Nessun cambiamento. Puoi  anche rivelare i pensieri del cuore senza riuscire a cambiarlo. Uno scetticismo che si tramuta in mormorio, che monta e diventa scontento, aggressività. Lui alza la voce. Non è una novità che un profeta non sia accetto nella propria patria. 

Le sue parole inseguono i pensieri segreti degli astanti. Non fanno in tempo a percepire la rabbia che Gesù la svela, come se stesse dialogando con le loro menti, al di là dei visi corrucciati e silenziosi.  Non si può fingere con lui. La voce via via diventa più forte, autorevole.

Perché non riprende i suoi abiti di sempre?  Di un normale figlio di falegname? Guarda quante arie si dà, proprio quello con cui si andava a giocare da piccoli dietro l’orto!  Come si permette questi giudizi? Viene qui ad insultarci?

 Non è la dottrina che provoca l’aggressività degli abitanti di Nazareth, ma la paura del nuovo, il bisogno di non riconoscere che da una voce familiare possa venire la verità che sconvolge la vita. E’ l’incapacità ad accettare che il bambino diventi adulto. Il divieto di diventare uomini. La ricerca di un nuovo senso di sé vissuta come minaccia e aggressione all’ordine stabilito, alla sicurezza emotiva. La  percezione che chi cerca qualcosa o porta qualcosa di nuovo è un rischio, in quanto contenitore di trasformazioni, vaso entro cui il lievito modifica la pasta, portatore di dubbio  all’interno dell’identità del gruppo.

       Allora Gesù viene preso e cacciato via a spintoni. Lo portano fuori. La folla si accalca e urla inferocita per i sentieri. Via, sempre più veloci. Le mani che erano state amiche ora lo stringono forte perché non scappi. Lo tirano per le vesti. E lui passivamente si fa portare. Giungono  fin sul ciglio del monte dove sorge la città. Qualcuno vuole farla finita. Occorre buttarlo giù. Le urla aumentano. Spingono ancora. Sono pronti ad uccidere.  Ma egli, come un fantasma, diventa inafferrabile. Passa in mezzo a loro e le braccia non riescono più a stringerlo, trattenerlo. Va via come un soffio di vento tra gli occhi sbalorditi. Si guardano stupiti. Le voci si spengono e muto sorge il terrore.

       E’ andato via.  Non tornerà più la speranza. Restano soli. La rabbia  scema e  i commenti lasciano posto al silenzio. Qualcuno pensa che forse  quel giorno a Nazareth era stato cacciato via un profeta. Forse il messia. Ma ormai è andato. Non tornerà mai più. Non è vero che in ogni momento della vita si può ricominciare come se nulla prima sia successo. (B. T.)

 

Copyright (c) 2007-2010   Terms Of Use  Privacy Statement
DotNetNuke® is copyright 2002-2010 by DotNetNuke Corporation