ASPETTARE IL TEMPO DELLE COSE
Sta’ in silenzio, davanti all’Eterno, e aspettalo.
Salmo 37:7
All’inizio dell’universo tutto era governato dal dio Cronos, che era sposato con Era (dea della Terra). Cronos era un dio malvagio, perché divorava tutti i figli che Era gli partoriva. Una volta, dunque, la moglie partorì un figlio maschio, a cui pose nome Giove, e decise di salvarlo sospendendolo ad un albero. In questo modo Cronos non avrebbe potuto trovarlo, in quanto il bimbo non era né nel cielo, né sulla terra né nel mare: in nessuno dei tre elementi su cui estendeva la sua giurisdizione. Giove sopravvisse, crebbe e spodestò il tiranno, diventando egli stesso il padrone dell’universo. Così narra la mitologia greca.
Il mito di Cronos contiene una riflessione importante sul significato del tempo. Ci sono situazioni della vita in cui nulla può salvarci se non il sospendere il nostro intreccio col corso degli eventi. Momenti in cui occorre ritirarsi, tornare nella condizione di chi si rifugia nel limbo delle cose indecise, indefinite, regredire forse ad una situazione apparentemente (ma anche sostanzialmente) più confusa e indefinita. Ma il ritorno alla indifferenziazione non è forse un riacquistare maggiori possibilità di sviluppo? Un bambino ha maggiori scelte, potenzialità di un adulto. Una cellula embrionale è indifferenziata ma è anche pluripotente, perché può diventare una cosa o un’altra o un’altra ancora.
Imparare a restare “sospesi”, quando gli eventi non lasciano via di scampo, fuggire al dio tiranno del tempo, fermarsi in attesa di un ritorno, metterci in un angolo finché non siamo cresciuti e maturati. Aspettare che il corso della storia personale ci permetta di tornare a confrontarci con le vicende. Aspettare talvolta vuol dire saggiamente rispettare il divenire del tempo delle cose. (B. T.)